Liberati Germano studia documenti Fermo contratti con gli Ebrei anno 1306 maggio 19

Tesi di Laurea anno 1970 all’Università di Urbino: “Economia e governi a Fermo nel primo Trecento”
– Anno 1306 maggio 19 in ASF pergam. 1193 Tesi pp. 284-287
Contratto di mutuo con Ebrei
Nel nome di Dio. Amen. Nell’anno del Signore 1306, indizione quarta, giorno 19 del mese di maggio, a tempo del papa Clemente V, presenti come testimoni chiamati: il maestro Tomasso notaio delle Riformanze , Tomassino della signora Alda; Petrucio Pervirigio(?) dello speziale Marcovaldo; Gualteruccio di Cacciagallo un tempo da Ripatransone, e Petruccio da Cesena banditore del comune di Fermo. Il nobile milite sig. Obtino de Salis podestà della città di Fermo, e il sapiente e discreto sig. Andrea de Mainardis da Parma, giudice e notaio del nobile uomo sig. Servodeo de Servodeis da Parma, capitano del popolo e del comune della detta città; anche gli infrascritti priori del popolo di questa città, cioè, dalla contrada Castello; Nicoletto di Angeluccio dalla contrada Pila; Giovanni del maestro Pensabene dalla contrada San Martino; Montanello di Egidio dalla contrada Fiorenza; Iorzio di Matteo Enrici dalla contrada San Bartolomeo; Bartolomeo di Matteo Guidi e Gentili di Nicola dalla contrada Campoleggio, e Angelo di Alberto Salvasie (?) dalla contrada Castello, e Iacopo del maestro Stefano, e Filippo di Omodeo, e Francesco di Tomassino dalla contrada Fiorenza, e Albertuccio di Alberti, e Pietro di Benedetto dalla contrada Pila, e Anselmo di Algarsio, e Marchitto de Cavedanis, e Iacopo di Scolaro dalla contrada San Bartolomeo, e Iacobo di Andrea, e Marchicono di Filippo Savini dalla contrada San Martino, e Tomasso di Gerardo, e Giovanni di Giberto, e Antonio di Paolo dalla contrada Campoleggio, e Bartolomeo di Iacopo, e Antonio di Felzone; i predetti sig. podestà e il sig. Andrea vicario, in qualità di rettori e officiali della città di Fermo, promisero e fecero convenzione per sé e per i loro successori, che i detti priori e prenominati mercanti, dai sopradetti contratti della città di Fermo, promisero e convennero per sé principalmente e per i loro eredi e successori di dare, pagare e restituire con effetto, escludendo ogni eccezione ed occasione, a Vitale Ley dalla contrada di San Bartolomeo, a Vitale del sig. Beniamino, a Vitale di Dattalo e ad Angeluccio di Fosco, Giudei dimoranti a Fermo che ricevono per sé e per i loro soci ed eredi e successori loro, o ai commissari, da qui a un mese prossimo venturo e finito, 1600 libbre ravennati buone che essi, per mutuo, hanno ricevuto in fiorini d’oro e in anconetani grossi tanti che bene resero la detta quantità, di fronte a me notaio e ai detti testimoni. Ciascuno di loro rinuncia all’eccezione di moneta non avuta, non ricevuta, non numerata e all’eccezione dei fiorini non di buon oro o di peso (non) giusto o di anconetani non di argento buono e alla eccezione di simulazione, e ad ogni aiuto delle leggi di cui si possano servire in contrasto. D’altra parte promisero ciascuno di loro principalmente e in solido, di dare, pagare e restituire la detta quantità e il doppio in più a nome di pena per tuti i danni, le spese e l’interesse che per questo avranno sofferti e sostenuti, e promisero in solido, uno all’altro di loro, di risarcire nella curia e fuori. Fanno obbligazione ad essi Giudei dei loro beni reali e personali, presenti e futuri, in ogni luogo. E ciascuno diede autorizzazione di prenderli, quando fosse necessario, e di risarcire nella curia e fuori. E ciascuno di loro promise solidalmente di recarsi presso qualunque giudice o ufficiale a volontà dei Giudei, non ostante lo statuto fatto e da fare e le riformanze fatte o da fare, a cui sin da ora rinunciano. Per i sopradetti capitoli rinunciano anche al beneficio della nuova costituzione apostolica del sommo Adriano di più cose da avere, e ad ogni altro aiuto delle leggi e dei decreti fatti o da fare, di cui possano servirsi in contrasto. E dopo soddisfatta o non soddisfatta la pena, tutte le cose dette sopra persistono valide. Redatto nel palazzo di questa città nella loggia dipinta. Io Bonario di Iacopo da Fermo, notaio d’autorità imperiale, rogato, scrissi e pubblicai.

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