Monte Giberto Confraternite del Santissimo Sacramento e della Madonna delle Grazie

A MONTE GIBERTO LE CAPPELLANIE DEL TESTAMENTO DI DON MIDA GIBERTENSE a favore delle confraternite del Santissimo Sacramento e della Madonna delle Grazie.

Il pievano don Nazzareno Vasco ha avuto una copia del testamento di don Mida che fondò alcune cappellanie a Monte Giberto. Questa copia è dell’epoca di don Nicola Arpili che era esperto di leggi e seguiva le confraternite eredi del lascito di don Mida, come da testamento. Nel marzo 1883 furono svincolate due cappellanie, una per ciascuna confraternita.

Entriamo nel fatto. Don Giacomo Mida, nativo di Monte Giberto, nel 1632 era il vicario foraneo a Monte Giberto, e abitava in contrada Cerasa dove scrisse di suo pugno il testamento alla presenza di don Flaminio Marini e di don Bonfrancesco Orsini. Egli poi lo consegnò nelle mani del pievano di San Nicolò, don Ottaviano Palmisani da Servigliano. Il 20 febbraio 1633 questo pievano chiamò il notaio Avi Angelo di Monte Giberto e gli fece trascrivere il testamento di don Mida. <Gli Atti notarili del Fermano sono depositati presso l’Archivio di Stato di Fermo>.

Nel suo testamento, Don Mida, dopo alcune decisioni iniziali, dichiarò sue eredi universali le due confraternite di Monte Giberto: una del Santissimo Sacramento (Corpo di Cristo) e l’altra della Madonna delle Grazie. L’opera che egli fondò era una congregazione di sei sacerdoti che abitassero in casa sua in contrada Cerasa, pregando lo lodi del Signore.

Egli istituì il lascito di tremila scuti nelle mani di Pierleone Rainaldi suo cugino come lascito legato affinché sei sacerdoti celebrassero ogni giorno la santa Messa. Dovevano essere scelti primariamente sei sacerdoti nativi di Monte Giberto, o nel caso che qualcuno mancasse, fosse scelto fuori paese. La scelta dei sei sacerdoti, chiamati cappellani perpetui, avveniva ad opera di determinate persone di cui lo stesso don Mida stabilì i nomi scrivendoli nel testamento. Nessun altro poteva sceglierli.

Delle altre sue proprietà Don Mida decise di dare una casa nel Piano Anterio a sua sorella Ada, un’altra casa, in contrada Cerasa alla sua domestica Apollonia, i suoi libri a don Pietro Franchellucci. Inoltre con una somma di denaro lasciò un legato a favore di due orfane. Lasciò il suo corpo alla terra e la sua anima immortale a Dio, alla Madonna ed alla “Curia” celeste.

A tempo di don Nicola Arpili le cappellanie di Don Mida erano gestite, probabilmente, dalle due predette confraternite gibertensi.

Nota da Enciclopedia Treccani: CAPPELLANIA = – Nel diritto della Chiesa la cappellania può definirsi un ente ecclesiastico sorto per volontà di un fedele con i beni da lui forniti allo scopo di adempiere a un fine di culto che egli ha indicato (il più frequente è la celebrazione di messe).

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