FESTA DEL SACRO CUORE festa dell’amore e della riparazione.
–A. La festa dell’amore: le cose belle che noi ammiriamo nel cielo e sulla terra sono opera dell’amore di Dio. La nostra stessa vita, la rivelazione divina, l’incarnazione del verbo, la redenzione, i Sacramenti e la gloria del Cielo sono frutti dell’amor di Dio. Ma la prova suprema di Gesù-amore è la rivelazione del suo Cuore. Alla sua confidente santa Margherita M. Alocoque Gesù squarcia i veli dell’Ostia divina, le appare in un mare di luce, le mostra il Cuore, avvolto di fiamme, circondato di spine, sormontato da una croce e con dolcissimo accento le dice: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini”. E noi conosceremo il Cuore di Gesù, come il cuore di ogni persona umana, esaminando le sue parole, opere, dolori.
-1- Le parole di Gesù per gli uomini sono sempre piene di affetto, sono rivelatrici degli intimi sentimenti del suo Cuore: la bocca parla dall’abbondanza del cuore. Le parole di Gesù : “Io sono venuto, perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza – Io sono venuto a salvare ciò che era perduto – Venite a me voi che siete stanchi ed oppressi ed io vi ristorerò – Non vi chiamerò più servi, ma amici, perché il servo non conosce gli intimi pensieri del suo padrone, io invece ho manifestato a voi tutto ciò che ho udito dal padre mio”.
Il Figlio di Dio ci chiama suoi amici e per attestarci questa sua amicizia, ci svela i suoi segreti contenuti nel santo Vangelo. Inoltre Gesù ci ha meritato con la sua passione e morte quella grazia santificante che ci fa figli di Dio e tra noi tutti fratelli, per cui posiamo ripetere ogni giorno: “Padre nostro che sei nei cieli” e con ragione Gesù, mostrando il suo cuore può ripetere: “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini”.
-2- Il cuore si conosce dalle parole, ma molto più dalle opere. L’amore infatti si dimostra con le opere. L’angelico dottore san Tommaso d’Aquino raccolse in un sublime cantico quello che Gesù operò per noi:
+ nascendo si fece a noi compagno
+ alla mensa nostro cibo
+ sulla croce nostro riscatto
+nel Cielo sarà nostro premio.
Il Figlio di Dio, pensate, scese di farsi compagno dell’uomo, di quest’essere sperduto come un atomo nella grandezza dell’universo, pieno di miserie e di dolore.
– L’amore di Gesù volle farsi pure nostro cibo, volle darci un cibo, che fosse il nutrimento della vita soprannaturale e questo cibo è la sua carne immacolata. “Chi mangia di questa carne vivrà in eterno”.
– Sulla croce poi Gesù divenne il nostro riscatto, sacrificando la sua vita per noi.
– E coronando tutte le sue misericordie, Gesù sarà nel Cielo il nostro premio, la nostra ricompensa.
Ecco in breve le opere di Gesù, che ci fanno conoscere la grandezza del suo Cuore e del suo amore.
-3- Ma il suggello massimo dell’amore, è il dolore.
Nessuno ha maggior carità di colui che dà la vita per la persona amata. E Gesù ha dato tutta la sua vita per noi, morendo sulla croce. E mostrandoci il suo cuore circondato di spine e sormontato da una croce voleva confermarci la verità che il dolore è la massima prova dell’amore di Gesù per noi.
—B—Fratelli dilettissimi, dinanzi alla visione di questo grande amore di Gesù per l’umanità, come corrispondono gli uomini? La risposta ce la dà il mesto lamento di Gesù a santa Margherita Alacoque: “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e dalla maggior parte di essi, in compenso, non riceve che ingratitudine e disprezzo”.
Per questo Gesù apparve a s. Margherita e a lei e a tutte le anime generose, domanda una generosa riparazione al suo amore disconosciuto. E’ tutta qui la sostanza della devozione al sacro Cuore: la RIPARAZIONE.
La riparazione al sacro Cuore è il fiore più profumato della vita cristiana, e un postulato dell’amore, perché è destata dalla visione di quel cuore che ama e non è amato, che sprigiona fiamme e riceve spine. Perciò sorge spontaneo il desiderio di strappare quelle spine, di versare balsamo su quelle ferite, di opporre il proprio petto ai dardi avvelenati dell’umana cattiveria, perché Gesù ne sia risparmiato. “L’amore non è amato” è il grido di tutte le anime devote al sacro Cuore, le quali dalla considerazione di sì nera ingratitudine, si sentono spinte alla più grande risoluzione: quella di rendere la propria vita una consacrazione riparatrice all’amore non amato. Questa riparazione d’amore è inseparabile dalla vita cristiana che si concreta nel compimento esatto e costante dei doveri del proprio stato. In ogni condizione di vita e di attività in cui ci ha posto la divina Provvidenza, ci sono dei doveri da compiere. Ebbene, se noi compiamo questi nostri doveri, con esattezza e con costanza, per amore di Dio, noi realizziamo la volontà di Dio ed espiamo sufficientemente i nostri peccati e ripariamo generosamente le offese fatte al cuore divino di Gesù, che sulla terra per riparare il nostro peccato ha detto sempre: “Sì, Padre”.
Esattezza e costanza, amore di Dio. Uniamoci al Cuore divina di Gesù, facciamo un sol cuore con il suo e ci sarà dato allora di riparare, efficacemente, con Cristo Riparatore, l’offesa di Dio, la rovina delle anime, i peccati dei popoli, ci sarà dato di contribuire alla nostra santità e far conoscere sa tutti la carità del Cuore di Gesù, per opporre al regno dell’odio il regno dell’amore.
Fratelli dilettissimi, dinanzi alla visione di questo grande amore di Gesù per l’umanità, come corrispondono gli uomini? La risposta ce la dà il mesto lamento di Gesù a santa Margherita Alacoque: “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e dalla maggior parte di essi, in compenso, non riceve che ingratitudine e disprezzo”. Per questo Gesù apparve a s. Margherita e a lei e a tutte le anime generose, domanda una generosa riparazione al suo amore disconosciuto. E’ tutta qui la sostanza della devozione al sacro Cuore: la RIPARAZIONE. La riparazione al sacro Cuore è il fiore più profumato della vita cristiana, e un postulato dell’amore, perché è destata dalla visione di