Giovani che debbono sbollire il nervosismo

P. Poggi del Patriarcato di Gerusalemme parla dei giovani delusi e cercano persone a cui dare fiducia. = L’incertezza che affrontano a causa della situazione politica influisce sul modo in cui vedono se stessi. Iniziano a chiedersi se i loro sforzi abbiano un senso e se ci sia un posto per loro nel futuro della propria terra. Dobbiamo distinguere tra le diverse esperienze. La nostra responsabilità come educatori è aiutare i giovani a riconoscere chiaramente l’ingiustizia, preservando al contempo la loro capacità di vedere l’umanità altrui. Ciò richiede un accompagnamento paziente, spazio per il dolore e la rabbia, e adulti le cui parole meritino fiducia. =

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Adolescenti volti a compartecipare il futuro

Dove volgono lo sguardo gli adolescenti durante le scene della contestazione?

Nei giornali è invalsa una mentalità per cui predicano che vale ciò che è misurabile dalla produttività e questo metodo di tanto valutare ciò che è produttivo fa esasperare la fiducia degli adolescenti perché li induce ad un sentimento non proficuo, dato che li fa sentire incapaci e inadeguati. Capita che un’adolescente si metta le scarpe della nonna, ma non per questo dice di avere le capacità della nonna operosa con tanta esperienza.

Nel trovarsi in massa sulle piazze hanno manifestato che la società offre moltissimi svariatissimi prodotti ma non aiuta gli adolescenti che sognano un futuro bello, buono, utile, realmente partecipativo. Se non potranno manifestare oltre il loro scontento in piazza useranno altri mezzi e più si sentono inascoltati più esasperano le forme di contestazione.

Chi ha osservato in televisione gli adolescenti per scoprire dove essi rivolgevano costantemente i propri sguardi, ha capito che si guardavano continuamente l’un l’altro.  Perche?

Stavano costruendo la propria identità e la propria socialità e da adolescenti stanno usando lo strumento per loro cruciale che è il metodo paritario di apprendere che essi realizzano nella partecipazione attiva fatta di reciprocità della condivisione delle conoscenze. Sono esigenze evolutive fondamentali, per essi, lo specchiarsi con gli altri, l’empatia nella negoziazione delle relazioni.

Chiunque li voglia rieducare non può togliere queste esigenze per far valere il potere autoritario, potere controproducente per i ragazzi che sognano il futuro e per i formatori che non li comprendono e non li aiutano, anzi li danneggiano.

\\\Da Carlo Tomassini nato 5 giugno 1939 a Belmonte Piceno

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Servigliano è il territorio dato ai veterani di Pompeo Magno nel 41 a. c. Attualmente è Comune Fermano.

Servigliano è toponimo del comune che ha  il nome dal milite veterano romano  venuto nel Piceno, Servilio che fu l’ammiraglio di Pompeo nel Mar Nero. Un ruolo operativo e diretto nella fase finale del conflitto è documentato durante le campagne di Gneo Pompeo Magno, comandante supremo contro Mitridate grazie alla Lex Manilia nel 66 a.C.. Nel 65 a. C. Pompeo inseguiva Mitridate in ritirata profonda verso il Caucaso e la Crimea.  Pompeo avanzò nella regione della Colchide (l’odierna Georgia) e giunse fino al fiume Phasis. Lì si ricongiunse con Servilio, l’ammiraglio da lui posto al comando della flotta del Ponto Eusino (il Mar Nero), contingente navale, guidato da Servilio, bloccava i rifornimenti via mare a Mitridate e ne impedì la fuga costiera. Nel 63 a. C. Mitridate definitamente sconfitto, morì.

I veterani di Pompeo Magno furono compensati con l’assegnazione di terre. Questa distribuzione è complessa e non si limitò al Piceno.

Sebbene il Picenum fosse la principale roccaforte clientelare e la terra d’origine della famiglia di Pompeo Magno. Il padre Pompeo Strabone possedeva immensi latifondi nel Piceno dove Pompeo stesso arruolò le sue prime legioni. Molto probabilmente Pompeo Magno (figlio) nacque a Firmum Picenum nel 106 a. C. L’influenza dei Pompei è testimoniata ancora oggi dalla toponomastica locale: ad esempio, la storica Via Pompeiana collega tuttora il centro storico di Fermo alla foce del fiume Ete, dove un tempo sorgeva il porto-canale della città, area anch’essa gravitante attorno ai possedimenti della famiglia.

Nel Piceno la forte presenza di veterani e coloni legati a Pompeo era una realtà consolidata a causa dei precedenti arruolamenti “privati” e delle clientele di famiglia. Successivamente, furono invece i triumviri (Ottaviano, Antonio e Lepido) e lo stesso Cesare a dedurre nuove colonie di veterani in diverse città picene, come a Firmum Picenum.

A fondare colonie nel territorio fermano, bensì fu Ottaviano Augusto nel 41 a.C. a insediarvi una colonia di veterani dopo le guerre civili.

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CRESCERE NELLA SPERANZA. IL MONDO EMOTIVO E VALORIALE DELLE GENERAZIONI ZETA E ALPHA

Il libro a cura di Elena Marta, Adriano Mauro Ellena, Sara Martinez-Damia, Daniela Marzana dal titolo “Crescere nella Speranza. Il mondo emotivo e valoriale delle generazioni zeta e alpha” delle editrici di Vita e Pensiero di Milano 2026, mette al centro il tema della speranza come chiave interpretativa del rapporto delle nuove generazioni con il futuro. La risorsa psicologica, educativa e comunitaria della speranza permette agli adolescenti di immaginare possibilità, nel riconoscersi capaci di agire e costruire percorsi di crescita. Sono più capaci di sperare nel futuro personale che in quello collettivo, ma si esprimono con geti pubblici di rimostranze. Attendono di poter trovare e rendere più visibili e praticabili le strade del futuro.e

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PENSARE CON LA PROPRIA TESTA PREGIO GIOVANILE

Il pensare con la propria testa è pregio di chi ha personalità, soprattutto da giovane. Gli adolescenti vogliono presentarsi fortemente come risorsa viva e non vogliono essere presentati come un enigma da risolvere. Sono consapevoli della crisi e dei cambiamenti imposti ogni giorno dalle mutabilissime circostanze. Gustavo Pietromilli Charmet nel suo libro: “Adolescenti intelligenti”, Mimesis edizioni, considera la consapevolezza emotiva, e curiosa del mondo, da parte degli adolescenti che non sono fragili, sono intelligenti e cercano di farsi intendere per il futuro dei problematici ruoli famigliari in aggiornamento.

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I PREADOLESCENTI VEDONO CHE TUTTO VA CAMBIANDO

Marco Rossi Doria presenta le necessarie certezze che i preadolescenti e gli adolescenti da subito e sempre imparano ovunque, men che meno davanti a un programma digitale su misura. Imparano sempre dentro un “noi” che avvicina e arricchisce. Arrivano a usare bene l’intelligenza artificiale quando non divorano tutto passivamente e ne restano satolli senza un proprio personale pensare. Non rifiutano gli impegni alla responsabilità e insieme chiedono e vogliano far apprezzare le tante loro spinte positive.

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Pregio delle personalità il pensare con la propria testa

Il preadolescenti, nell’analisi pubblicata da Warner, scoprono un loro privilegio nello scrivere perché si trovano a scoprire, connettere e crescere. John Warner “Più che parole. La scrittura nell’epoca dell’intelligenza artificiale”. Vita e Pensiero Milano 2026.

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I RAGAZZI E LE RAGAZZE SI MANIFESTANO

I ragazzi e le ragazze gridano con forza per farsi ascoltare: vogliono parlare, vogliono vedere le opere meritorie, vogliono verificare. Pertanto vogliono ascoltare il bene praticato e il male se rifiutato. Sono frastornati della ideologie che radicalmente impongono confusioni. Sono più leali i giovani che non gli adulti. Senza capire la repressione esaspera.

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PAESE VIVENTE PER LE FAMIGLIE

Paese che si confronta con se stesso: creare opportunità per le famiglie con asili nido e scuole necessarie, accessibilità per abitazioni convenienti, per esigenze quotidiane per acquisti, per assistenza sanitaria continua, per forniture, per praticare il lavoro, per il tempo libero comunitario.

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BENE SUPREMO LA PREGHIERA IN DIALOGO CON DIO

Il bene supremo della preghiera

Il bene supremo è la preghiera, il parlare familiarmente con Dio. E’ la relazione a Dio e l’unione con lui. Come gli occhi del corpo sono illuminati alla vista della luce, così l’anima protesa verso Dio è illuminata dalla sua ineffabile luce.

La preghiera non è l’effetto di una attitudine esteriore, ma viene dal cuore. Non si limita a a delle ore o a dei momenti determinati, ma, di notte come di giorno, è un’attivitò continua. Non basta accontentarsi di orientare il pensiero a Dio quando lo si applica unicamente alla preghiera; anche quando è assorbito da altre occupazioni – come la cura dei poveri o qualche altro impegno in vista di un’opera buona e utile, occorre aggiungervi il desiderio ed il ricordo di Dio, al fine di offrire al Signore dell’universo un cibo dolcissimo condito col sale dell’amore di Dio.

La preghiera è la luce dell’anima, la vera conoscenza di Dio, la mediatrice fra Dio e gli uomini. Per mezzo di essa l’anima si eleva al cielo ed abbraccia il Signore con indicibile affetto. Come un neonato verso la madre, ella si volge a Dio piangendo, assetata del latte divino. Esprime i suoi intimi desideri e riceve doni superiori ad ogni natura visibile. La preghiera, con la quale ci presentiamo rispettosamente a Dio, è la gioia del cuore e il riposo dell’anima.

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