Rosario di Gesù. Medjugorje 1984 Regina della Pace

Il Rosario di Gesù è il ricordo dei 33 anni della sua vita. Nell’Erzegovina questo Rosario si recitava spesso, in particolare durante la Quaresima. In passato il Rosario conteneva un brano specifico che veniva recitato per ogni anno di Gesù, prima del Padre Nostro. Più recentemente la recita di questo Rosario è stata limitata ai soli 33 Padre Nostro, al Credo più alcune aggiunte.
Durante un’apparizione del 1983 alla veggente Jelena Vasilj, la Madonna ha dato non solo la forma, ma anche i suggerimenti sul come recitare questo Rosario:
= COME RECITARE IL ROSARIO DI GESÙ
a) contemplare i misteri sulla vita di Gesù aiutati da una breve introduzione. La Madonna ci esorta a soffermarci in silenzio e a riflettere su ogni singolo mistero. Il mistero della vita di Gesù deve parlare al nostro cuore…
b) per ogni mistero bisogna esprimere un’intenzione particolare
c) dopo che l’intenzione particolare è stata espressa, raccomanda di aprire tutti insieme il cuore alla preghiera spontanea durante la contemplazione
d) ad ogni mistero, dopo questa preghiera spontanea, si sceglie un canto adatto
e) dopo il canto, si recitano i 5 Padre Nostro (salvo il settimo mistero che si chiude con 3 Padre Nostro)
f) dopo di che, esclamare: «O Gesù, sii per noi forza e protezione! ».

===. MODO DI PREGARE IL ROSARIO DI GESÙ – CREDO

1° Mistero:

*          Contempliamo «la nascita di Gesù».

Bisogna parlare della nascita di Gesù…

*          Intenzione: preghiamo per la pace

*          Preghiere spontanee

*          Canto

*          5 Padre Nostro

*          Esclamazione: «O Gesù, sii per noi forza e protezione!»

2° Mistero:

*          Contempliamo «Gesù aiutava e dava tutto ai poveri»

*          Intenzione: preghiamo per il Santo Padre e per i Vescovi

3° Mistero:

*          Contempliamo «Gesù si affidava totalmente al Padre ed eseguiva la Sua Volontà»

*          Intenzione: preghiamo per i sacerdoti e per tutti coloro che servono in maniera particolare

4° Mistero:

*          Contempliamo «Gesù sapeva di dover dare la vita per noi e lo fece senza rimpianti, perché ci amava»

*          Intenzione: preghiamo per le famiglie

5° Mistero

*.         Contempliamo: «Gesù ha fatto della sua vita un sacrificio per noi»

*.         Intenzione: preghiamo affinché anche noi possiamo essere capaci di offrire la nostra vita per il nostro prossimo.

6° Mistero

Contempliamo «La vittoria di Gesù ha vinto Satana. E’ risorto»

*          Intenzione: preghiamo affinché vengano eliminati tutti i peccati, così Gesù possa risuscitare nei nostri cuori.

7° Mistero

*          Contempliamo «l’ascensione di Gesù al cielo»

*          Intenzione: preghiamo affinché trionfi la volontà di Dio, affinché si compia la sua volontà.

   Dopo di ciò contempliamo come «Gesù ci ha inviato lo Spirito Santo»

Intenzione: preghiamo affinché discenda lo Spirito Santo.

       Sette Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

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Messaggio della REGINA DELLA PACE a Medjugorje

dal marzo al dicembre 1984

I MESSAGGI DELLA MADONNA ALLA PARROCCHIA DI MEDJUGORJE tradotti dal croato

\   1° marzo 1984

Cari figli, io ho scelto questa Parrocchia in modo particolare e de¬sidero guidarla. La proteggo nell’amore e desidero che tutti mi ap- parteniate. Grazie per aver risposto questa sera alla mia chiamata. Desidero che voi siate sempre più numerosi con me e con mio Figlio. Io darò ogni giovedì un messaggio particolare per voi.

\   8 marzo 1984

Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Figli cari, convertitevi tutti nella Parrocchia. Questo è il mio secondo desiderio; così aiuterete a convertire tutti coloro che verranno qui.

\   15 marzo 1984

Anche questa sera vi sono grata, cari figli, in maniera particolare perché siete venuti. Continuate a fare l’adorazione all’Ostensorio; io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. Questo è il momento di ricevere doni particolari.

\   22 marzo 1984

Cari figli. Vi invito questa sera particolarmente ad onorare nella Quaresima le piaghe di mio Figlio che gli sono state inflitte a causa dei peccati di questa Parrocchia. Unitevi alle mie preghiere per la Parrocchia affinché la Sua sofferenza sia alleviata. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Cercate di venire sem¬pre più numerosi.

\   29 marzo 1984

Cari figli. In maniera particolare questa sera vi esorto ad essere perseveranti nelle prove. Riflettete come l’Onnipotente oggi soffre per via dei vostri peccati. Offrite la vostra sofferenza a Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   5 aprile 1984

Cari figli. Questa sera vi prego in particolare di onorare il Cuore di mio Figlio Gesù. Pensate alle ferite inferte al Cuore di mio Figlio, quel Cuore offeso con tanti peccati. Grazie per essere venuti anche questa sera.

\   12 aprile 1984

Cari figli. Oggi vi prego di smettere con i pettegolezzi e di pregare per l’unità della Parrocchia, perché io e mio Figlio abbiamo un piano particolare per questa Parrocchia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   19 aprile 1984

Cari figli. Abbiate compassione di me. Pregate, pregate, pregate.

/ 26 aprile 1984 <La Madonna non ha dato alcun messaggio.>

\   3 maggio 1984

.||La veggente Marija ha chiesto alla Madonna: «Cara Madonna, perché non mi hai dato giovedì scorso il messaggio per la Parrocchia?». Al che la Vergine ha risposto|| «Non desidero forzare alcuno a fare ciò che non sente e non desidera, anche se avevo per la Parrocchia dei messaggi particolari con i quali desideravo risvegliare la fede di ogni fedele. Solo una parte molto piccola ha accettato i messaggi del giovedì. All’inizio erano molti di più. Per tanti di loro purtroppo sembra che si tratti ormai di una cosa del tutto ordinaria, cosicché negli ultimi tempi, alcuni chiedono del messaggio per curiosità e non per fede e devozione verso mio Figlio e me».

\   10 maggio 1984

Molti fedeli si sono sentiti colpiti dall’ultimo messaggio della Madonna. Alcuni pensavano che la Vergine non avrebbe più dato alcun messaggio per la Parrocchia, ma questa sera Lei ci ha detto: «Io vi parlo perché desidero parlare ancora. Voi cercate di dar retta ai miei consigli».

\   17 maggio 1984

Cari figli. Oggi sono molto felice perché ci sono tanti che desiderano consacrarsi a me. Vi ringrazio. Non vi siete illusi. Mio Figlio Gesù Cristo per mio tramite desidera darvi dei doni particolari, mio Figlio è felice per il vostro abbandono. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   24 maggio 1984

Cari figli. Vi ho già detto che vi ho scelto in maniera particolare così come siete. Io, Madre, vi amo tutti ed in ogni momento quando avete delle difficoltà, non abbiate paura. Io vi amo anche quando siete lontano da me e da mio Figlio. Vi prego, non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato; per questo, cari figli, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   31 maggio 1984 (Festa dell’Ascensione).

Erano presenti tante persone. La Madonna non ha dato il messaggio per la Parrocchia e ha detto alla veggente Marija che darà il messaggio sabato venturo affinché venga rivelato di domenica, durante la Messa delle undici.

\   2 giugno 1984

Cari figli. Stasera desidero dirvi che nei giorni di questa novena dovete pregare affinché lo Spirito Santo discenda sulle vostre famiglie e sulla vostra Parrocchia. Pregate, non vi pentirete. Iddio vi elargirà i doni con i quali lo glorificherete fino alla fine della vostra vita terrena. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   9 giugno 1984

Cari figli. Domani sera pregate per lo Spirito di Verità, in particolare voi di questa Parrocchia, perché avete bisogno dello Spirito di Verità per poter trasmettere i messaggi così come sono senza né aggiungere, né togliere alcunché: così come io ho detto. Pregate affinché lo Spirito Santo vi ispiri con lo spirito della preghiera affinché preghiate di più. Io, vostra Madre, vi dico che voi pregate poco. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   14 giugno 1984                       <Non è stato dato alcun messaggio particolare.>

\   21 giugno 1984

Pregate, pregate, pregate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   28 giugno 1984

 <Non c’era alcun messaggio particolare per la Parrocchia>.

\   5 luglio 1984

Cari figli. Oggi desidero dirvi che dovete pregare prima di ogni la¬voro e che dovete terminare il vostro lavoro con la preghiera. Se farete così Dio benedirà voi e il vostro lavoro. In questi giorni voi pregate poco e lavorate molto. Perciò pregate: vi riposerete nella preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   12 luglio 1984

Cari figli. In questi giorni Satana desidera intralciare i miei piani. Pregate affinché il suo piano non si avveri. Io pregherò mio Figlio Gesù, che vi dia la grazia di sentire nelle prove inflittevi da Satana, la vittoria di Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   19 luglio 1984

Cari figli. In questi giorni avete sperimentato l’opera di Satana. Io sono sempre con voi e non abbiate paura delle prove, perché Dio ci sorveglia sempre. Io vi ho donato me stessa e partecipo con voi anche nella più piccola prova. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   26 luglio 1984

Cari figli. Anche oggi desidero invitarvi alla preghiera perseverante e alla penitenza, in particolare i giovani di questa Parrocchia dovrebbero essere più attivi nelle loro preghiere. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   2 agosto 1984

Cari figli. Oggi sono felice e vi ringrazio per le preghiere. Pregate ancora di più in questi giorni per la conversione dei peccatori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   9 agosto 1984

Cari figli. Pregate perché Satana desidera ancora intralciare i miei piani. Pregate con il cuore e abbandonatevi nella preghiera a Gesù.

\   16 agosto 1984

Cari figli. Prego in particolare voi di questa Parrocchia di vivere i miei messaggi e di trasmetterli a tutti coloro che incontrate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   23 agosto 1984

Pregate, pregate, pregate (dice Marija che i fedeli, in particolare i giovani, sono stati richiamati all’ordine durante la Messa).

\   30 agosto 1984

Cari figli. La croce era nel piano divino quando è stata costruita. Andate in questi giorni sul monte e pregate sotto la croce. Ho bisogno delle vostre preghiere. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   6 settembre 1984

Cari figli. Senza la preghiera non c’è la pace. Per questo vi dico: cari figli, pregate sotto la croce per la pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   13settembre 1984

Cari figli. Ho bisogno ancora delle vostre preghiere. Voi vi chiederete: perché così tante preghiere? Guardatevi attorno, cari figli, e vedrete quanto è grande il peccato che regna in questa terra. Pregate pertanto affinché Gesù vinca. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   20 settembre 1984

Cari figli. Oggi vi esorto a cominciare con il digiuno del cuore. Ci sono tanti che già digiunano, più che altro perché tutti digiunano, questa quindi è diventata un’abitudine che nessuno desidera interrompere. Prego la Parrocchia di digiunare per ringraziamento a Dio che mi ha permesso di soffermarmi così a lungo in questa Parrocchia. Cari figli, digiunate e pregate col cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   27 settembre 1984

Cari figli. Mi avete aiutato con le vostre preghiere affinché si avverino i miei piani. Pregate ancora affinché vengano eseguiti tutti i piani. Raccomando alle famiglie della Parrocchia di recitare il Rosario. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   4 ottobre 1984

Cari figli. Oggi desidero dirvi che mi fate tante volte felice con la vostra preghiera, anche se ci sono ancora molti nella Parrocchia che ancora non pregano ed il mio cuore è triste. Pregate affinché io possa portare tutti i vostri sacrifici e le preghiere al Signore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   11 ottobre 1984

Cari figli. Vi ringrazio che dedicate a Dio tutta la vostra fatica anche ora che Lui vi mette alla prova attraverso i frutti che ora state raccogliendo. Dovete sapere, cari figli, che Egli vi ama e vi mette per questo alla prova. Voi dovete sempre affidare tutti i vostri fardelli a Dio e non dovete preoccuparvi di nulla. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   18 ottobre 1984

Cari figli. Oggi vi chiamo affinché nelle vostre case leggiate ogni giorno la Sacra Bibbia, che dovrà trovarsi in un punto dove la si vede sempre e dove vi ricorda che deve «essere letta» e accompagnata con la preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   25 ottobre 1984

Cari figli. Pregate durante questo mese. Dio mi ha permesso di aiutarvi ogni giorno, di difendervi dal male. Questo è il mio mese. Io ve lo voglio dare. Voi dovete solamente pregare Dio e Dio vi darà ciò che desiderate. Ed io vi aiuterò. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   1° novembre 1984

Cari figli. Oggi vi esorto a rinnovare la preghiera nelle vostre case. I lavori sono terminati. Ora dovete consacrarvi alla preghiera. La preghiera deve essere al primo posto nelle vostre famiglie. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   8 novembre 1984

Cari figli. Voi non siete consapevoli dei messaggi che Dio vi manda per mio tramite. Vi sta elargendo grandi doni e voi non comprendete. Pregate affinché lo Spirito Santo vi illumini. Se voi doveste rendervi conto di quanta misericordia Dio vi dà preghereste senza fine. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   15 novembre 1984

Cari figli. Voi siete il popolo eletto e Dio vi dà tanta misericordia. Non siete in grado di capire ogni messaggio che vi sto dando. Ora desidero dire soltanto: pregate, pregate, pregate. Non so che altro dirvi perché vi amo e desidero che attraverso la preghiera possiate essere in grado di sentire l’amore mio e quello di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   22 novembre 1984

Cari figli. In questi giorni dovete vivere tutti i messaggi principali e dovete piantarli nei vostri cuori fino al giovedì. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   29 novembre 1984

Cari figli. No, non sapete amare e non sapete sentire le parole che vi dico con amore. Dovete essere consci, miei amati, che io sono vostra Madre e che sono venuta sulla terra per insegnarvi ad ascoltare con amore, a pregare con amore, e non per forza, perché portate la croce. Con la croce Dio viene glorificato attraverso ogni uomo.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   6 dicembre 1984

Cari figli. In questi giorni vi chiamo alla preghiera nella famiglia. Nel nome di Dio vi ho dato tante volte i messaggi, ma non avete ascoltato. Questo Natale sarà per voi indimenticabile solo se accettate i messaggi che vi sto dando. Cari figli. Non permettete che il giorno della gioia diventi per me il giorno più triste. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   13 dicembre 1984

Cari figli. Voi sapete che il tempo della gioia è vicino, e che senza l’amore non otterrete nulla. Per questo per prima cosa dovete amare la vostra famiglia, tutti nella Parrocchia, e solo allora sarete in grado di accettare e di amare tutti quelli che arrivano qui. Fate che questa settimana venga dedicata a imparare come bisogna amare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   20 dicembre 1984

Cari figli. Oggi vi chiamo per fare qualche cosa di concreto per Gesù Cristo. Desidero che ogni famiglia della Parrocchia porti un fiore fino al giorno della Gioia come segno di abbandono a Gesù. Desidero che ogni membro tenga un fiore vicino alla culla affinché Gesù possa venire e vedere il vostro abbandono a Lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

\   27 dicembre 1984

Cari figli. In questo Natale Satana voleva intralciare in maniera particolare i piani di Dio. Voi, cari figli, avete dovuto anche il giorno di Natale sentire Satana. Ma Dio ha vinto in tutti i vostri cuori. E che regni la felicità nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata

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SAN GIUSEPPE PADRE LEGALE DI GESU’

SAN GIUSEPPE preghiera antichissima

   O San Giuseppe, la cui protezione è così grande, così forte, così sollecita davanti al trono di Dio, ti affido tutti i miei interessi e i miei desideri.

   O San Giuseppe, assistimi con la tua potente intercessione, e ottieni per me dal tuo Figlio divino tutte le benedizioni spirituali attraverso Gesù Cristo, nostro Signore, di modo che essendomi affidato al tuo potere celeste possa offrire il mio ringraziamento e il mio omaggio al più amorevole dei padri.

   O San Giuseppe, non mi stanco mai di contemplare te e Gesù addormentato tra le tue braccia; non oso avvicinarmi mentre Egli riposa accanto al tuo cuore. Stringilo in nome mio e bacia il Suo capo per me, e chiedigli di restituire il bacio quando sarò sul letto di morte. San Giuseppe, patrono delle anime che stanno per morire, prega per me. Amen.

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PREGHIERA AL CUOIRE DIVINO del B. Columba Marmion

“Oh, mio Dio! ecco l’anima che avete creata, riscattata; guardate quanto è stata deformata, quanto è piena di inclinazioni deplorevoli al vostro sguardo; abbiate pietà!” Questa preghiera va dritta al cuore di Cristo.

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Nepi Gabriele narra le vicende della Cavalcata e del Palio di Fermo in onore dell’Assunta a ferragosto

LA CAVALCATA ED IL PALIO DELL’ASSUNTA A FERMO

Gabriele Nepi

 Premessa 

   Il Palio dal latino “Pallium” è un drappo prezioso, ricamato, e dipinto, che veniva assegnato al vincitore di gare, in occasione di pubbliche feste, quasi sempre collegate a solennità religiose.

    In Italia troviamo il Palio sin dall’alto medioevo anche se l’Iliade di Omero e la storia di Roma antica (Tertulliano II sec. d.C. e Giulio Capitolino IV sec. d.C.) ce ne parlano a proposito di gare di tornei, di corse e di sfilate. Nel primo secolo cristiano, San Paolo ricordando le corse nomina il “Bravium”, cioè il premio per il vincitore.

    Documenti ineccepibili dell’Archivio Storico di Fermo ci confermano che il Palio dell’Assunta esisteva sin dal 1182 (nello stesso anno nasceva San Francesco) anzi tale data dovrebbe essere arretrata al 1149, poiché nel 1449, la città di Fermo lamentava la mancata consegna del Palio, da parte di Monte Rubbiano dicendo “cosa fatta sempre da 300 anni”, il nostro Palio quindi, anche se meno famoso e pubblicizzato di quello di Siena (1656) è storicamente più antico.

    Non mancano altri palii, ricordiamo quello di Ferrara (1279), di Vercelli, di Asti (1267), Arezzo (1593), di Firenze (1400), ed altri ancora indicati nella cartina finale.

(…) 

   Questa pubblicazione vuole far conoscere per ricordare e commentare le proprie radici storiche, le glorie passate di Fermo con i suoi castelli e quindi che vuole istruire ed educare; è l’occasione buona per portare al cuore dei nostri giovani del Fermano uno scrigno particolare di esperienza e di storia che è anche un augurio; da ciò nasce ricchezza di vita, di mente, di cuore.

    Sommario

– Prologo

– Anno Domini 1182

– La Cavalcata e il Palio dell’Assunta

-Le Contrade

-Cenni storici

-Altri Palii in Italia e aneddoti sul Palio

-Il gioco del Palio

-Albo d’oro del Palio dell’Assunta –

-Questionario

   .-.-.-.-      Dalla Prefazione del Sindaco di Fermo

    Roger Cousinet, autorevole pedagogista francese (1881-1973), a proposito dell’insegnamento della storia ai giovani e ai fanciulli, afferma che “deve avvenire in modo chiaro, stimolante e significativo”.

   Quale potrebbe essere allora un metodo valido per penetrare, decodificare, leggere, conoscere il senso degli eventi del passato senza stancare o annoiare?

    Se lo ha chiesto il Prof. Gabriele Nepi ricercatore storico ed ex dirigente scolastico.

(…)    Il sindaco                     Dott. Saturnino Di Ruscio

-.-.-.-.

 Prologo

–     La festa dedicata alla Madonna dell’Assunta ha radici che si perdono in tempi lontanissimi del primo cristianesimo fermano con la cattedrale dell’Assunta …

Nella storia

In una concessione immobiliare in enfiteusi nel lontano 998 Uberto, Vescovo della sede fermana, con un atto firmato di suo pugno, concede un appezzamento di terra sulla strada per consegnarlo ai figli di un tal Rodecario fino alla terza generazione e nell’atto è scritto: “…… in cambio di questa concessione, verserete il 15 agosto di ogni anno, nelle casse del vescovado quattrocento soldi. [….] Accettiamo la proposta, e la nostra offerta sarà all’Assunta, nel giorno della festa al lei dedica. In molti altri documenti dei secoli X, XI, e XII del Codice 1030 del Comune di Fermo (presso l’Archivio di Stato) viene dichiarato il pagamento delle corresponsioni delle enfiteusi vescovili nella festa dell’Assunta

       1182    Tra le molte pergamene dei Castelli Fermani che si obbligarono al palio nel Medioevo, la più antica rimasta numero 1933 riguarda il castello di Monterubbiano nell’anno 1182 e in sintesi vi si legge: “Rodesio, Morico di Rinaldo, Alberto da Tebaldo e noi Signori di Coccaro, cioè Bambo, Tebaldo di Oggiero, Rambone, Lupo, Leone promettiamo con giuramento, a nome nostro e dei nostri eredi di rimanere in perpetuo e senza inganno, cittadini abitatori della città di Fermo, a seconda dell’arbitrio dei Consoli che saranno al potere, e vi promettiamo di distruggere, nel Castello di Monterubbiano, tutte le novità fatte in esso, eccettuato l’antico castello di Monterubbiano e di Coccaro. Vi promettiamo cioè di spianar dalle fondamenta le chiese, le case e le carbonare, e rilievi e riedificheremo, senza fallo, gli antichi nostri Castelli che consegneremo sia in tempo di pace che in guerra, se per caso accadesse che altre persone ne rialzassero un Castello, noi ci uniremo a Voi per abbatterlo o farlo abbattere; e, vi promettiamo di portare ogni anno un bel Palio ornato di tutto punto per la festa dell’Assunta, e se noi i nostri eredi tentassimo quando che sia di infrangere o non curare questa convinzione concordata da ambo le parti, vi pagheremo a titolo di pena mille libbre di monete perugine e i patti rimarranno in vigore anche dopo pagata la pena. [– ratifica -] …io Martino di Attone di Martino, notaio, dietro richiesta dei suddetti signori di Montotto, Coccaro e Monterubbiano, privo e notifico questo contratto! (…) In sua presenza siamo tutti d’accordo a firmare ciò che lei signor notaio ha notificato!! – Questo contratto venne notificato sotto la testimonianza dei seguenti signori del tempo, Filippo di Montefiore, Montanello di Monte Secco \ Gentile di Monte Nordino, Giustiniano, Ruggero di Alberto, Giovanni di Gilberto, Rinaldo Maccamani, Rinaldo di Bralamore, Giovanni Medico e molti altri.”

      In quel tempo, Monterubbiano, Montotto, e Coccaro, si riunivano per raggiungere la città di Fermo per onorare e festeggiare la Madonna dell’Assunta.

…….Dopo che erano partiti da Monterubbiano, una volta arrivati a Fermo, al momento della cerimonia di consegna dichiaravano: “Signore, accettate quest’offerta e sarà nostro impegno portare ogni anno un Palio in onore dell’Assunta”.

Il Podestà di Fermo li accoglieva: “Accetto volentieri questa vostra offerta e vi benedico il nome del Pontefice, nostro Signore!

Insieme: ”Amen!”

LA CAVALCATA E IL PALIO DELL’ASSUNTA

    Il quindici Agosto, giorno dedicato a festeggiamenti in onore dell’Assunta, patrona della città di Fermo era solennizzato magnificamente. lo scampanio festoso delle campane di tutte le chiese, lo sparo dei cannoni dalla rocca, lo squillo delle chiarine e il rullo dei tamburi…… e tanta gioventù fiorente manifestavano che la festa aveva avuto inizio. PPEEE !! PE-RE-PE !!  RUU!! POO-PO!! TATATATA!! TARATA!! TA!! TA!!

      Uno “Straordinario” a cavallo apriva la sfilata seguito da fornai, vasai, pastai, bifolchi, asinari, mulattieri, canestrai, ortolani, vetturini, triccoli, scorticatori, rotatori, calderai, sarti, tavernieri, macellai, ciabattini, muratori, molinari, fornai di casa e pubblici.

   Sfilavano poi i rappresentanti dei Castelli che facevano parte dello Stato di Fermo in testa tutti Porto di Fermo, oggi Porto San Giorgio, poi seguivano le autorità di Pedaso, Sant’Andrea, Alteta, Francavilla, Moregnano, Monterinaldo, Monte Vidon  Combatte, Ripa Cerreto, Grottazzolina, Monte Vidon Corrado, Torchiaro, Montappone, Monsampietro Morico, Massa Fermana, Moresco, Sant’Elpidio Morico, Magliano, Ponzano, Smerillo, Ortezzano, Belmonte, Monteleone, Altidona, Monte Urano, S, Benedetto del Tronto, Collina, Torre San Patrizio, Lapedona, Rapagnano, Monte Giberto, Carassai, Torre di Palme, Massignano, Acquaviva, Petriolo, Montefalcone, Gualdo, Campofilone, Cupra Marittima, Grottammare, Falerone, Servigliano, Loro Piceno, Montottone, Petritoli, S. Angelo in Pontano, Mogliano.

      Portavano cospicue offerte alla Vergine Assunta. Erano doni prevalentemente in natura maiali, prosciutti, oche, uova, polli….

……Astaldo di Montolmo, oggi Corridonia, portava un maiale e cento meloni. Quello di Monte Urano un maiale, quello di Civitanova cento uova e sei polli, Campo Filone dava quattro soldi e cento denari. Il comune di Fermo partecipava con vistose offerte in denaro e natura.

    Tutti insieme avevano preparato e portavano verso la Cattedrale un grande cero “elaborato e ornato” e grandi quantità di cera. Quest’offerta, volendo la sostituivano con la somma di denaro equivalente, e le somme venivano usate per acquistare lampade d’argento, paramenti sacri, tovaglie.

    I mugnai i macellai, facevano portare dai loro valletti una guantiera d’argento con una somma di monete d’oro.

   Spiccavano nel corteo il Palio della Cavalcata, il Palio di Monterubbiano, uno dei Signori Deputati e il corteo dei nobili Signori gentiluomini che favorivano la manifestazione …

   Seguivano gli alfieri e i gonfalonieri delle contrade Castello e Pila poi quelli di Fiorenza e il San Martino, infine era la volta di San Bartolomeo e Campolege, sfilavano poi il secondo Signore Deputato, il Bidello con la mazza d’argento, seguito dall’Artiere Generale Monsignore Illustrissimo Governatore in mezzo a due Signori di Magistrato, anche bambini

      Ecco passare i capitani d’armi e le alte autorità cittadine. Tutti quelli che partecipano al corteo dovevano sfoggiare con i più ricchi e sontuosi abiti, come si conviene in una passarella alla quale partecipavano le maggiori autorità fermane e dei castelli indipendenti…

….. I cittadini del Porto di Fermo, vestiti di broccato conducevano le loro donne ornate di gioielli e splendidamente vestite e potevano introdurre in Cattedrale la loro tipica imbarcazione,

   Chiudevano il corteo i Sindaci e Vicari dei Castelli in sella a cavalli riccamente bardati.

      Era tutto uno scintillare gli elmi e di corazze, un garrire di gonfaloni e orifiamme, in un incedere ieratico e festoso tra lo sventolare delle bandiere, la ricchezza dei costumi, le ghirlande di profumati fiori. E i tamburi TARATATA’ !  TARATA’!! TATATA’!! TATATA’!

   Il popolo veniva usualmente rallegrato nella festa con la corsa dei cavalli al galoppo, il gioco dell’anello, la giostra della quintana, lo spettacolo dello steccato e si permetteva l’entrata in città a giocolieri, guitti e saltimbanchi con animali ammaestrati.

   La corsa del Palio si svolgeva al mattino, era una corsa di cavalli lanciati al galoppo in salita, ogni cavallo rappresentava una contrada.

Il Palio era l’ambito premio per il vincitore della sfida.

Come premio per il secondo classificato era offerto un astore, mentre al terzo si dava uno sparviero, rapaci di particolare valore venatorio.

Ai cavalieri era consentito l’ingresso alla cattedrale.

      Aveva poi luogo “Il gioco dell’anello”, dove il cavaliere al galoppo, doveva infilare con la lancia un anello fisso o mobile!

   C’era pure la giostra della “quintana” che era una scultura in legno, rappresentante un guerriero armato di scudo, contro il quale si scagliavano i cavalieri con lunghe lance.  Hoop !!!

   Questa statua viene chiamata “Lu Marguttu” e se ne custodisce l’originale nella Pinacoteca Comunale.

   La gente si divertiva anche con la “Giostra del toro”, il cosiddetto “Sticcato”, non si sa bene però se sia stata una giostra simile per molti versi all’odierna corrida spagnola, oppure un assalto di cani addestrati e affamati contro un toro, che spesso e volentieri aveva la peggio.

   Era una festa in onore della Madonna dell’Assunta, patrona della città di Fermo, ma anche la rassegna della potenza e della grandezza dello Stato Fermano.

ECCO LE CONTRADE ODIERNE DELLA CITTA’ DI FERMO

  1)- Castello

  2)- Pila

  3)- San Martino

  4)- San Bartolomeo

  5)- Fiorenza

  6)-Campolege

  7)- Campiglione

  8)- Torre di Palme

  9)- Capodarco

10)- Molini Girola

*+*+*+

      STEMMI o ARMI per la descrizione delle singole contrade

. -. CASTELLO –   Stemma: Leone e ramo di cotogno.    Colori: giallo e blu a scacchi.

lo stemma ricorda quello degli Sforza che dominarono Fermo dal 1433 al 1446 e legarono il loro nome al Castello del Girfalco. Distrutto dai Fermani il 20 febbraio 1446, dopo la capitolazione di Alessandro Sforza. 

.-. PILA   –   Stemma: mascherone di fontana e due lance.     Colori: bianco e azzurro a righe ondulate.   Lo stemma riproduce un ornamento che in bronzo o in pietra, si può ancora vedere sulle fontane di Fermo, due lance ricordano le armi dei Fermani, custodi in questa zona all’epoca di Roma, secondo quanto riferito da Varrone.

.-. SAN MARTINO   –   Stemma: spada avvolta da un mantello.       Colori: bianco e azzurro a triangoli.     Lo stemma rappresenta il famoso santo di Tours (330 d.C.-397) a cui era dedicata la chiesa esistente nella zona tra il Palazzo Arcivescovile e il Palazzo dei Priori per cui prima la piazza grande, e successivamente l’attuale piazza Matteotti vennero anche dette di San Martino.

.-. FIORENZA   –   Stemma: giglio di Firenze.     Colori: bianco e viola a righe diagonali.     Lo stemma rappresenta il giglio fiorentino in onore del podestà di Firenze che governavano la città di Fermo per gli esuli fiorentini che qui si fermarono e per i cittadini Fermani che, guidati da Ludovico Migliorati, al fianco dei Fiorentini, combatterono contro Pisa.

.-. SAN BARTOLOMEO   –   Stemma: le lettere S(an) e B(artolomeo) separate da due frecce e corona.     Colori: rosso e nero a righe diagonali.     Lo stemma si ispira ad una scritta alla base di alcune colonne del portico di San Rocco (1528). La contrada prende il nome da San Bartolomeo a cui era dedicata l’attuale Chiesa della Pietà del 1192.

.-. CAMPOLEGE   –   Stemma: gladio romano e biscia viscontea.     Colori: giallo, viola e rosso.     I simboli della popolare contrada, ricordano, con il gladio, la fedeltà a Roma da parte di Fermo e la destinazione della zona ad accampamento delle legioni romane (Campus legionis, Campo della legione), con la biscia, insegna della famiglia Visconti, la saggia amministrazione a Fermo, dal 1360 al 1366, di Giovanni Visconti da Oleggio.

.-. TORRE DI PALME   –   Stemma: una torre su due rocche sovrapposte e due palme.     Colori: giallo e verde oliva a righe verticali.     Lo stemma rappresenta l’antico castello di Torre di Palme, di cui sono visibili ancora alcuni ruderi, mentre le due palme, simboleggiano la remota città di Palma, ricordata anche da Plinio il Vecchio.

.-. CAMPIGLIONE   –   Stemma: tre spighe di grano legate da un nastro.     Colori: giallo e il nero a scacchi.     Campiglione è il simbolo della civiltà rurale e di tutto ciò che fa riferimento a tradizioni, usanze, testimonianze, lavori agricoli non ancora meccanizzati, al vestire, a giochi e superstizioni, passioni e riti religiosi, tutto questo rappresentato dalle tre spighe che allegoricamente indicano l’operosità.

.-. CAPODARCO   –   Stemma: un arco con freccia e due stelle laterali.      Colori: bianco e rosso.      Lo stemma sta a significare la vigile difesa della città da parte della frazione che era avamposto verso il mare. La leggenda riferita al nome della contrada racconta di barbari invasori discesi dal Nord Europa abbiano visto poggiare su quella altura l’estremità di un arcobaleno, il ponte che dal cielo comunicava con la terra.

.-. MOLINI GIROLA   –   Stemma: vuota a pale dei mulini ad acqua.      Colori: celeste e verde.     Lo stemma ricorda gli antichi mulini della zona mossi dal fiume Tenna, usati allora per trasformare i cereali in farina. È un simbolo che rappresenta nel corteo le tre corporazioni del “Nostro pane quotidiano” i molinari, i fornai di casa e i fornai pubblici.

          LA PAGINA MINIATA NEL MESSALE

Nel 1436, Giovanni di Mastro da Milano, dipinse la pagina miniata, del “Messale de Firmonibus” e sulla pergamena rappresentò in modo molto eloquente i suoni, i colori e la festa in onore della Patrona della Città di Fermo.

Durante il corso dei secoli

      La cavalcata ebbe gloria fino ai primi del 1600, poi dopo un periodo di decadenza venne riportata agli splendori iniziali da monsignor Amedeo Conti che stabilì il seguente decreto del Pubblico Consiglio della città tenuto il 23 settembre 1638.

1. Che si preghino gli illustri Governatori per i tempi <del loro governo> e gli altri officiali che si contentino di favorirla con le loro presenze.

2. I signori Priori e regolatori siano tenuti a cavalcare con altri officiali con maggior pompa possibile di gualdrappe e di quello che potranno.

3. I signori Confalonieri debbano personalmente intervenire a cavallo e se fossero impediti per infermità siano tenuti a procurare un altro cittadino a suo bene placido che debba cavalcare in suo luogo e ciascuno si provveda di due giovani con due alabarde che gli camminino innanzi e l’alfiere che porti il gonfalone sotto pena di tre scudi per ciascuno da farglisi a puntatura.

4. Tutte le arti e ciascun artigiano siano tenuti ad accompagnare il suo gonfalone sotto pena di uno scudo per testa a chi manca e il magistrato faccia le diligenze e camminare secondo l’ordine della cartella della richiesta.

5. Il magistrato deputi due gentiluomini a disporre ed ordinare che chi accompagna la cavalcata vada ciascuno a suo luogo senza confusione e procurino che nella chiesa non si faccia rumore né si dia molestia a chi porta i palii.

6. Il magistrato faccia due deputati a far accomodare la strada della cavalcata e si mettano i tappeti alle finestre.

7. Il primo giorno di agosto si mandi a ricordare ed intimare a tutti i Castellani che conferisca a cavallo con di presente si fa.

8. Lo stesso primo giorno di agosto si faccia ogni anno pubblico bando, acciò ciascuno si metta in ordine a tempo.

9. E perché si conservino gli stendardi fatti dalle arti, si faccia una cassetta sotto chiave della stanza della Regola, e questi stendardi quando ciascun delle arti li vorrà prelevare in occorrenza delle loro feste, i signori regolatori ordinano ai loro cancellieri che li diano e, nel giorno della festa dell’Assunta, ciascuna delle arti metta il suo stendardo nella finestra intorno alla piazza e i palii dei castelli si mettano nelle finestre dei particolari per le strade pubbliche per tutto il giorno della festa.

E i detti palii dei Castelli si conservino con ordine, e non possano adoperarsi ad altro uso.   \

\                 Nella sfilata a tre castelli principali Monterubbiano, Cuccu e. Si unirono nel 1205 Ripatransone che era in lotta con Fermo da anni. Finalmente stipulata la pace ebbe a portere in una sola volta ben 22 palii arretrati nell’anno1267.

    Il castello di Monte Santo oggi potenza è documentato dal 1318.

Montegiorgio dal 1348. Nel 1336-1387 c’era anche Arquata. L’attuale Corridonia (allora Montolmo e Pausola) sfilava nel 1561.

La cavalcata fu poi abolita nel 1808 durante il Regno napoleonico quando Fermo era diventato capoluogo del Dipartimento del Tronto.

Ripristinata la cavalcata dopo il congresso di Vienna non aveva più il primitivo sfarzo e lo splendore, fino a che nel 1860 fu abolita definitivamente con l’avvento del re di Piemonte e il regno di Vittorio Emanuele II.

   Si fece un tentativo di ripristino prima del 1897 e di nuovo nel1921 ma senza apprezzabili risultati. Finalmente è tornata a vivere dal 1982 con l’iniziale splendore e con l’antica importanza.

   La sfilata partiva dalla chiesa di Santa Lucia, passava per Campolege, risaliva il colle e faceva sosta nella Piazza Grande oggi Piazza del Popolo.

   Dall’altra parte, l’antico percorso partiva da fuori porta Santo Francesco risaliva via Perpenti e giungeva al traguardo di fronte al Palazzo dei Priori.

Nell’anno1449, quando si scrisse l’usanza da trecento anni, nella notte della vigilia della festa dell’Assunta, il podestà e i cittadini di Monterubbiano con una sortita sulle terre di Petritoli rubarono 15 buoi e fecero prigionieri due uomini. Fermo non fece ricorso alle armi e accettò la restituzione del maltolto, ma pretese la giunta dell’offerta di un palio che onori la celeste patrona della città per tutti gli anni a venire.

\       ALTRE NOTIZIE FERMANE

   Da un antico registro rinvenuto nell’archivio di Stato del comune di Fermo è rilevato che alla data del 20 aprile 1502, al tempo della tirannia di Oliverotto e Eufreducci, le contrade della città di Fermo fossero otto anziché sei: Castello; San Martino; Fiorenza; San Bartolomeo; Campolege, inoltre San Silvestro e San Savino. È da supporre che il tiranno abbia voluto modificare la forma di governo dei priori a vantaggio proprio, quindi non è da escludere che i priori delle due contrade fossero uomini di fiducia dello stesso Oliverotto.

   In seguito le due contrade di San Silvestro e San Savino non vengono più menzionate in nessun documento storico insieme alle altre sei.

   Oggi abbiamo dieci contrade perché alle sei sopracitate dobbiamo aggiungere Torre di Palme; Campiglione, Capodarco e Molini Girola.

   Nella manifestazione Monterubbiano ritorna oggi con i suoi figuranti della propria sagra “Sciò la pica” assieme alla legazione di città sedi di note rievocazioni storiche.

   I cavalli non corrono più per i loro proprietari ma per le contrade che rappresentano. Quella che vince conserva il palio nella sua chiesa principale.

   Ad Offida nella collegiata il Palio vinto nel 1840 dall’offidano Giuseppe Desideri.

ALTRI GIOCHI PRATICATI: Un gioco chiamato Quintana; altro Striccato o Steccato; infine “Spada Torta”.

   Nel 1980 l’artista scultore Aldo Sergiacomi da Offida illustrò la cavalcata nelle formelle di bronzo della basilica metropolitana di Fermo.

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SPARI ANTIGRANDINIFERI

=Antigrandine con spari =. Da un articolo di giornale del 1899

PRIMO CONGRESSO DEI CONSORZI DI TIRO CONTRO LA GRANDINE Casale Monferrato 15 settembre 1899

Trattandosi di un argomento di interesse evidentemente generale, credo bene di mandarvi il programma dei temi da svolgersi nel Congresso di dirlo contro la grandine che si terrà a Casale Monferrato nei giorni 6, 7 ed 8 novembre prossimo

.1. Risultati avutisi dagli spari in Stiria (Relatore da Graz)

.2. Risultati avutisi con gli spari del Piemonte (Il redattore del ‘Coltivatore’)

.3. Risultati avutisi con gli spari nella Lombardia (Il Direttore della Scuola di Agricoltura)

.4. Risultati avutisi con gli spari del Veneto (Il Direttore della Scuola di Viticoltura)

.5 Servizio di previsione del tempo e di trasmissione del dispaccio meteorico (Direttore dell’Osservatorio astronomico)

.6. Tecnica degli attuali apparecchi di tiro <antigrandine> (Cattedra ambulante di agricoltura)

.7. Proposta di nuovi sistemi di tiro (Tecnico qualificato)

.8. Tecnica e disciplina degli spari (Provveditore agli studi)

.9 Deduzione per la scienza dalle esperienze di tiro fatte del 1899 (Docente tecnico)

.10 Sull’opportunità di speciali disposizioni legislative che regolino la materia degli spari (Deputato)

.11. Costituzione dei consorzi di tiro contro la grandine (Deputazione provinciale)

.12. i tiri contro la grande nei rapporti della legge si di sicurezza

.13. i tiri dai rapporti della legge sugli infortuni del lavoro

.14. parte economica degli spari

Nel giorno otto avranno luogo pubblici esperimenti di cannoni annograndiniferi diretti ed assistiti da apposita Commissione.

E’ accertato che verrà ad inaugurare il congresso anche l’onorevole sottosegretario di Stato per l’agricoltura.

Estratto dal giornale: “Fanfulla” domenica 17 settembre 1899 a firma di Alberto

Articolo dato da Pallotti Ugo Sesto da Belmonte Piceno con la didascalia «Tiri con cannoncino antigrandine … importante curiosità per i nostri giorni».

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PIO XII SALVATORE DEGLI EBREI CON CLERO E RELIGIOSI NEL 1943-1944 A ROMA. PROVA DOCUMENTALE

Ebrei salvati dal clero e religiose a Roma durante l’occupazione tedesca dal settembre 1943 al giugno 1944. “Salvati. Gli ebrei nascosti negli istituti religiosi di Roma (1943-1944)” l’elenco è stato lavoro di gruppo che si è tenuto il 7 settembre 2023 presso il Museo della Shoah di Roma.

Il ritrovamento presso l’Istituto Biblico a Roma degli elenchi permette la identificazione per nome di 3600 dei 4400 ospiti degli istituti religiosi romani. Grazie al lavoro congiunto e al confronto con i documenti conservati nell’archivio della Comunità Ebraica di Roma, risulta che circa 3.200 fossero con certezza ebrei. Si sa quindi dove sono stati nascosti e, in talune circostanze, i luoghi di residenza prima della persecuzione. La documentazione incrementa così significativamente le informazioni sulla storia del salvataggio di ebrei nel contesto degli istituti religiosi di Roma.

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A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.

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Bibliografia per la storia medievale di Santa Vittoria in Matenano negli studi di Viozzi Giuliana

Bibliografia di storia culturale per Santa Vittoria in Matenano. Ricerca della laureata Viozzi Giuliana

Avarucci G., (1971) a cura di, L’obituario di S. Vittoria in Matenano, tesi di laurea, Università degli Studi di Macerata, facoltà di Lettere e Filosofia. (A.A.1970-71)

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Balzani U., Giorgi I., a cura di (1879), Il Regesto di Farfa compilato da Gregorio di Catino, Roma voll. I-V, 1879-1914

Balzani U., a cura di (1903), Il Chronicon Farfense di Gregorio di Catino, Roma. = CF

Boccolini I. (1932), L’Abbazia di Farfa descrizione storico-artistica, Roma: Azienda Grafica Italiana.

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Catalino S., Romani Adami T., Vitali M., a cura di (1992), Terre castelli ville nel piceno. Strutture insediative e vita associata nei castelli dell’area fermana, Cinisello Balsamo (MI): Arti grafiche Pizzi.

Coletti C. M., Menchelli S., Moscatelli U. a cura di (2021), L’Appennino centrale e le sue storie. Il territorio montano a Nord e a Sud della via Salaria dall’antichità ai giorni nostri, Roma: Edizioni Quasar.

Colucci G. (1797), Codice Diplomatico della terra di S. Vittoria, in “Antichità Picene” tomo XXIX e tomo XXXI, Fermo.

Crocetti G., Settimi G. (1973), Vittoria e Anatolia, Fermo.

Crocetti G. (1986), Guida storico artistica di Santa Vittoria in Matenano.

Crocetti G. (1988), Le pergamene dell’Archivio Comunale di Santa Vittoria in Matenano, Quaderni dell’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo, n. 5.

Crocetti G. (1993), Il Presidato farfense nella Marca di Ancona nei secoli XIII-XVI con sede a Santa Vittoria, “Atti e Memorie”, Serie VIII, n. 96 (1991), Deputazione di Storia Patria per le Marche, Urbino: Arti Grafiche Editoriali.

Crocetti G. (1994), Istituzioni monastiche dei secoli XI-XII ai piè dei Sibillini. Abbazie e Priorati nell’alta valle del Tenna. Chiese romaniche farfensi nell’alta valle dell’Aso. Storia ed arte, Negarine di San Pietro in Cariano: il Segno dei Gabrielli Editori.

Crocetti G. (1997), I monasteri farfensi del Matenano – parte II. Chiesa e Monastero di S. Vittoria dal sec. X al sec. XVIII, Quaderni dell’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo, n. 23.

Crocetti G. (2010), Guida storico turistica di S. Vittoria in Matenano città dei monaci Farfensi.

Destructio Monasterii Pharphensis edita a domno Hugone Abate, in Chronicon Farfense cit, pp. 25-51.

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Storiografia su Santa Vittoria in Matenano nel medioevo dalle ricerche di Giuliana Viozzi

  1. Storia degli studi

L’apporto della documentazione scritta alla conoscenza dei primi secoli dell’alto Medioevo non è molto consistente e nasce principalmente in ambito ecclesiastico. Presso i cenobi si provvide a raccogliere e trascrivere tutti i documenti che in qualche modo potevano attestare la proprietà dei beni, difendere i diritti e le esenzioni acquisite, in modo da avere subito disponibili i necessari munimina, scritture private, nel caso di processi e contestazioni.

Essendo la storia medievale di Santa Vittoria interamente legata a quella dell’Abbazia di Farfa, che con i suoi beni che si espandevano in una larga parte dell’Italia centrale appenninica propagava la sua crescente influenza e attraverso cui riorganizzava le sue strategie non soltanto nel campo del sacro, ma anche dal punto di vista politico e quindi economico, l’apporto testimoniale è quello offerto da tale cenobio.[1] In questo quadro si inseriscono le più note e studiate fonti farfensi, giunte fino a noi grazie all’opera di un monaco dell’abbazia di S. Maria di Farfa, vissuto fra la fine del XI e la prima metà del XII secolo, Gregorio di Catino. È al Monastero di Farfa che è stato dedicato il “Contributo alla storia del ducato romano nel Medio Evo” di Ildefonso Schuster, pubblicato dalla tipografia del Vaticano nel 1921. Allo studioso si deve il grande merito di aver lasciato una serie di contributi validi.

Nel suo primo studio di cose farfensi, lo Schuster, rammaricandosi che il Monastero di Farfa non avesse ancora trovato il suo storico pur tra i molti che si erano occupati del suo cartulario, indirizza la sua ricerca su codici farfensi conservati presso la Biblioteca Nazionale di Roma. Nel 1910 egli iniziò a tracciare quello che definiva “un piccolo sunto della storia di Farfa”. Il suo interesse per i rapporti con il Piceno e con il Presidato Farfense di Santa Vittoria in Matenano lo portò alla ricerca di documenti dall’archivio vaticano relativi a provvedimenti di pontefici. L’ingresso nel 1912 come membro nella Società romana di storia patria coincise con il completamento dell’opera su Farfa; nel 1921 papa Benedetto XV ne finanzia le spese di stampa.[2]

I rapporti tra l’Abbazia di Farfa e i suoi possessi marchigiani nel loro divenire sono stati affrontati nel tempo da numerosi studiosi. Due grandi eruditi del Settecento che se ne sono occupati per il periodo storico nel quale sono vissuti sono l’abate Giuseppe Colucci[3] e il canonico alsaziano Joseph Anton Vogel.

Tra i contributi più recenti e maggiormente significativi è necessario ricordare Anna Luciana Palazzi Caluori.[4]

Per quello che concerne gli studi sull’insediamento rurale e sulle modalità attraverso le quali si attuarono i processi della sua trasformazione durante e dopo la tarda età romana fino al pieno Medioevo, Emilia Previdi Saracco apportò informazioni attraverso lo studio delle fonti testuali alto medievali costituite principalmente dal ricchissimo fondo dell’Abbazia di Farfa e di quelle più tarde.[5]

Riguardo alle dinamiche di transizione dalla tarda antichità all’alto medioevo che generarono nuove forme di organizzazione delle campagne e delle città, il contributo dell’archeologia nelle Marche centro meridionali è scarso, al contrario dell’abbondanza di fonti scritte che hanno favorito una notevole bibliografia storica. In questo campo gli sviluppi si hanno nel nuovo millennio. L’Università di Macerata si occupa da diversi anni di progetti di ricerca archeologica sugli insediamenti medievali nell’entroterra marchigiano.[6] Interessanti i contributi che ne sono derivati negli Atti del convegno di Archeologia medievale e che hanno permesso un confronto tra fonti archeologiche e quelle documentarie.[7]

Tra gli studiosi che si sono interessati di storia dell’alto Medioevo marchigiano tra maceratese e fermano ricordiamo Delio Pacini, che ha dedicato molta attenzione alla formazione ed espansione del patrimonio fondiario di Farfa nelle valli dei fiumi Chienti, Potenza, Tenna e Aso, nonché alle vicende storiche del fermano tra alto e pieno Medioevo.[8]

Pacini collaborando insieme a Giuseppe Avarucci e Ugo Paoli, ha raccolto nel “Liber Iurium” dell’episcopato e della città di Fermo, noto anche con il nome di “Codice 1030”, documenti fondamentali per lo studio del Medioevo marchigiano. Tali informazioni risultano importanti sia per l’analisi degli assetti del popolamento rurale all’interno di una ampia area montana a cavallo delle valli del Tenna e dell’Aso, sia per comprendere il ruolo dei poteri laici ed ecclesiastici che si andavano formando e rafforzando rappresentati, da un lato dalle aristocrazie prima longobarde e poi franche e dall’altro dagli episcopati e dalle abbazie.[9]

Allo studio di tali vicende hanno inoltre concorso le indagini di altri ricercatori e i convegni organizzati dal Centro di Studi Storici Maceratesi e dalla Deputazione di Storia Patria per le Marche.

Grande tema della storiografia regionale è quello dell’incastellamento; la crescita dei poteri laici ed ecclesiastici e la nascita di complessi fortificati tra la fine del IX e X secolo, con ampliamenti significativi tra la metà del XII e XIII secolo che segnarono la formazione di centri di rilievo.[10] In questo contesto non si può non citare Roberto Bernacchia.[11]

Un compito notevole lo ha svolto il Centro di studi farfensi, frutto della Scuola di Memoria Storica e quindi gli Atti dei vari convegni tenutisi a Farfa e a S. Vittoria in Matenano.[12]

In questo scenario un ruolo importante hanno rivestito gli storici locali, tra questi Gabriele Nepi e Giovanni Settimi.[13] Numerosi sono gli studi del canonico, nonché storico Giuseppe Crocetti.[14]

Da ricordare lo studioso Dario Rossi, cittadino di S. Vittoria in Matenano, e le sue pubblicazioni.[15]


[1] Si veda in Dondarini 2006, “L’utilizzo delle fonti farfensi nelle ricerche topografiche” di Maria Letizia Mancinelli.

[2] Si veda in Marca/Marche 8/2017 Riletture: “Alfredo Ildefonso Schuster storico di Farfa”, p. 147-155.

[3] “Delle Antichità Picene”, “Codice diplomatico di Santa Vittoria”, tomi XXIX e XXXI.

[4] “I monaci di Farfa nelle Marche – il Presidato farfense”, 1957.

[5] “Il patrimonio fondiario dei monaci farfensi nelle Marche”, “Articolazione fondiaria e distribuzione insediativa nei secoli VIII e XII”.

[6] Progetto R.I.M.E.N. diretto dal Professor Umberto Moscatelli.

[7] Del Professor Moscatelli le pubblicazioni su riviste specializzate come “Marca/Marche”; a tal proposito si veda il n° 14/2020: “Un’altra archeologia: il Medioevo nelle Marche centro-meridionali” e diversi lavori come “L’Appennino centrale e le sue storie” del 2021.

[8] “Diocesi ducato contea marca secoli VI-XIII”.

[9] “Liber Iurium” dell’episcopato e della città di Fermo (977-1266). Codice 1030 dell’Archivio storico comunale di Fermo, 1 (Introduzione e Docc. 1-144) a cura di D. Pacini; 2 (Docc. 145-350) a cura di G. Avarucci; 3 (Docc. 351-442 e Indici) a cura di U. Paoli, Ancona 1996 (Fonti per la storia delle Marche, pubblicate dalla Deputazione di Storia Patria per le Marche, n. s., I, 1-3), in “Studia Picena”, 60 (1996), pp. 430-436.

[10] Si veda in Dondarini 2006, “Farfa e le autonomie locali nella marca meridionale” di Valter Laudadio.

[11] “Santa Vittoria in Matenano e l’incastellamento nella Marca Fermana del X secolo”.

[12] “I rapporti tra le comunità monastiche benedettine italiane tra alto e pieno medioevo” (1994); “le vie europee dei monaci. L’Europa mucchio di frante immagini su cui batte il sole” (1996); “Le vie europee dei monaci. Civiltà monastiche tra occidente e oriente” (1999); “Farfa abbazia imperiale” (2007).

[13] “Santa Vittoria in Matenano Storia del Comune”, 1977.

[14] “I monasteri farfensi del Matenano”, 1997; “Il Presidato Farfense”, 1993.

[15] Sua ultima pubblicazione: “Forse non tutti sanno che … Santa Vittoria in Matenano Arte Storia Documenti Tradizioni”.

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