Blasi Mario parroco evangelizza terza domenica Pasqua anno A vangelo Luca 24,13ss

Parrocchia evangelizzazione terza domenica di Pasqua Vangelo Luca 23,13ss parroco don Mario Blasi

III di PASQUA (Lc.24,13-35)

“Stolti e lenti di cuore a credere”.

     Il giorno della Risurrezione di Gesù due discepoli si allontanano da Gerusalemme, ma per mezzo di Gesù che si fa pellegrino con loro, passano dalla speranza perduta alla speranza ritrovata, dalla tristezza alla gioia, dalla croce alla risurrezione.

La condizione essenziale per riconoscere il Risorto è l’intelligenza delle scritture e la frazione del pane.

Due discepoli di Gesù sono in cammino e si allontanano da Gerusalemme, e discutono su quanto è accaduto in quei giorni: discutono perché qualche cosa sfugge alla loro comprensione. Hanno perduto la speranza in Gesù, ma nel medesimo tempo continuano a pensare, a parlare e a sperare.

“Certamente avevano l’impressione che il Crocifisso, che pur aveva fatto fallire la loro speranza, nascondesse qualcosa”. “La ricerca dell’uomo – anche se correttamente condotta – non riesce da sola a comprendere tutto quello che è accaduto”. “La ricerca dell’uomo non è sufficiente, ma è importante”.

Il Risorto allora si avvicina e si fa compagno di viaggio. “La comparsa del Risorto è un evento improvviso, senza premesse, del tutto gratuito”.

          “Gli eventi di Dio sono indeducibili: semplicemente accadono”.

I due discepoli non lo riconoscono, “non perché Egli ha assunto un volto sconosciuto per apparire in incognito, ma perché i loro occhi non avevano la forza di riconoscerlo. Non tocca a Gesù cambiare volto, bensì ai discepoli cambiare lo sguardo”. “Il Risorto rimane necessariamente uno straniero, se non entra attraverso la comprensione delle scritture, nella verità del Crocifisso”.

“I due discepoli hanno visto e conosciuto quello che è accaduto in Gerusalemme, ma non hanno compreso il significato. Ora vedono il Risorto, ma non riescono a capire chi sia”. “Il Risorto rimane nascosto se non si comprende il Crocifisso”. “Gesù prende in mano la situazione. Ma non per cambiare la direzione del viaggio, bensì per mutare il significato: non più un semplice cammino verso Emmaus, ma verso l’incontro con Lui”.

“Lungo la strada i due discepoli hanno sottolineato la potenza del Suo insegnamento e delle Sue opere. Ora devono imparare a riconoscerlo diversamente; non più nel segno della potenza, ma nella dedizione”.

Nel condividere il pane, “i loro occhi furono aperti e lo riconobbero” (da B. Maggioni).

Il cristiano sperimenta la Risurrezione di Gesù nella misura che si fa pane per gli altri.

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Blasi Mario evangelizza nel tempo di Pasqua anno A seconda domenica Giovanni 20 19ss

Parrocchia evangelizzazione don Mario Blasi seconda domenica di Pasqua vangeli Giovanni 20,19ss

 

II DOMENICA DI PASQUA (Gv 20,19-31)

“Pace a voi. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. I discepoli gioirono nel vedere il Signore”.

E’ nel Crocifisso Risorto che si manifesta ciò che l’uomo va cercando:

Che l’Amore è il volto di Dio e dell’Uomo (il Crocifisso) e che questo Amore – che troppo spesso appare sconfitto e inutile (la croce) – è in realtà forte al punto da aprirsi una strada attraverso la morte (il Risorto)“.

Gesù sta in mezzo ai Suoi discepoli e “si fa riconoscere con i segni della croce. Le tracce del Suo martirio lo accompagnano.

La Risurrezione non fa dimenticare la croce: la trasfigura.

Gesù mostra i segni del costato e delle mani. Le tracce della crocifissione sono ancora visibili, perché sono proprio loro ad indicare l’identità del Risorto, la Sua vittoria sulla morte, la permanenza del Suo Amore (il fianco trafitto da cui sono scaturite l’acqua e il sangue). Le mani di Gesù sono importanti. Sono le mani a cui il Padre ha affidato ogni cosa e sono le mani che hanno lavato i piedi dei discepoli. Mani che tutto hanno ricevuto e che tutto hanno ridonato. Mani che tengono strette le pecore che il Padre gli ha affidato, al sicuro, come si tiene stretta una cosa preziosa o molto amata, che non si vuole in nessun modo perdere: “Io do loro la vita e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano“.

“Vi do la mia pace”.

“La pace che dona Gesù è diversa da quella che dà il mondo.

E’ diversa nella natura e nel modo con cui viene proposta;

E’ diversa perché dono di Dio, non conquista della buona volontà dell’uomo;

E’ diversa, perché va alla radice, là dove l’uomo decide la scelta della menzogna o della verità;

E’ diversa perché è una pace che sa pagare il prezzo della verità: è la pace vissuta dal Crocifisso“.

La pace di Gesù non promette di eliminare la croce – né nella vita del cristiano, né nella storia del mondo – ma rende certi della Sua vittoria: “Io ho vinto il mondo”.

Pace e gioia sono al tempo stesso il dono del Risorto e le tracce per riconoscerlo”.

da B.Maggioni).

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Blasi Mario evangelizza nel triduo Pasquale

Blasi Mario Parroco  evangelizza con il Cristo della Passione, morte Risurrezione e unione eucaristica: sana Pasqua

PASQUA DI RESURREZIONE(Gv 20,1-9)

“MARIA DI MAGDALA SI RECO’ AL SEPOLCRO DI BUON MATTINO QUANDO ERA ANCORA BUIO, E VIDE CHE LA PIETRA ERA STATA RIBALTATA DAL SEPOLCRO”.

Dio rovescia la pietra che impedisce il contatto tra i morti e i vivi e l’Angelo del Signore vi si siede.

“La morte con la Risurrezione di Gesù è definitivamente sconfitta e per quelli che sono vissuti prima di Lui e per quelli che vengono dopo”.

Gesù, condannato alla morte di croce, considerato dai sommi sacerdoti maledetto da Dio, è Risorto. Dio lo ha glorificato, gli ha restituito la vita.

Maria di Magdala è ancora nel buio. Il pensiero della Risurrezione di Gesù non la sfiora. Corre dai discepoli a portare la triste notizia: il corpo di Gesù è stato portato via. Maria di Magdala non percepisce che è iniziata una nuova Creazione da parte di Dio. Dio, quando una persona si spegne in questo mondo, la ricrea e le dona una nuova vita che è indistruttibile, una vita che proviene direttamente da Lui. “La vita eterna è una qualità di vita che già fin da adesso si può ottenere; Gesù la offre. Chi crede in me ha la vita eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna (Gv. 6,54). La vita eterna è una vita di qualità tale che, essendo indistruttibile, neanche la morte può scalfire: dura in eterno”.

Chi accetta Gesù e il Suo messaggio e lo mette in pratica ha una vita che è già quella della Risurrezione.

Maria di Magdala è nel buio, non comprende la realtà del Cristo Risorto. Solo il discepolo che ama corre al sepolcro che è in un giardino.

“Vide e credette”.

“Dove è stato crocifisso Gesù c’è un giardino. Che strano! Un giardino in un luogo dove avvengono le esecuzioni capitali… macabro emblema di morte… un giardino simbolo di vita è là. Dentro il luogo della morte c’è la vita. La morte di Gesù racchiude un germe vitale” (A.Maggi).

Il discepolo che ama crede: Gesù è vivo. “Credere che Gesù è vivo significa averlo accolto nel cuore come fonte di vita per amare generosamente come ci sentiamo da Lui amati”.

Gesù è vivo in mezzo a noi per sempre. Alleluja!

 

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Domenica delle Palme Vangelo Matteo 26 e novità di vita: Catechesi del parroco Blasi Marioi

DOMENICA DELLE PALME (Mt 26,14 – 27,66)
“DA MEZZOGIORNO FINO ALLE TRE SI FECE BUIO SU TUTTA LA TERRA. VERSO LE TRE GESU’ GRIDO’ A GRAN VOCE: ELI’ ELI’ LE MA’ SABACTANI CHE SIGNIFICA : DIO MIO DIO MIO PERCHE’ MI HAI ABBANDONATO?”.

“Gesù, sulla croce, è insultato dai passanti, dai farisei, dagli scribi e dagli anziani: ha salvato gli altri e non può salvar se stesso; se davvero fosse il Messia lo farebbe scendere dalla croce; se davvero fosse il Figlio di Dio, Dio lo libererebbe”.

Nessuno comprende che Gesù sta sulla croce per libero dono del Suo Amore per gli uomini.

La croce rivela l’Amore di Gesù che supera ogni malvagità. Gesù salva l’uomo non con la potenza dei miracoli, ma con la grandezza del Suo Amore. Ama tutti fino al dono totale di Sé. Chi insulta e chiede un segno, non vede la grandezza del Suo Amore. Gesù, schernito, non risponde agli insulti, ma si affida completamente a Dio. Gesù, abbandonato da tutti, non dispera ma grida a Colui che ascolta. La Sua preghiera non si perde nel vuoto ma giunge a Chi ascolta.

La fiducia in Gesù Dio Padre è grande anche se tutto parla di abbandono. Al Padre a cui solo si rivolge, non chiede giustizia, non invoca vendetta, ma aspetta la Sua presenza. Non chiede di essere tolto dalla croce, ma di non essere lasciato solo dal Padre in quel momento supremo della vita.

“Gesù, emesso un alto grido, spirò”.

Gesù in croce muore fra due malfattori, insultato da tutti.

Durante la Sua vita terrena era stato accusato di essere amico dei pubblicani e peccatori. Ora, tra due ladroni, dona il Suo Spirito. Lo Spirito che dà vita è il Suo Spirito che fa crollare il mondo vecchio fatto di ingiustizia e di cattiveria.

Donato lo Spirito “la terra fu scossa e le rocce furono spezzate, i sepolcri furono aperti e molti corpi di santi morti risuscitarono. I santi furono resi visibili nella Città Santa“.

Un mondo nuovo sorge, il vecchio crolla.

Il cristiano, rivestito della bontà di Cristo è chiamato a manifestare e a costruire un mondo nuovo. Il cristiano deve rivelare nella vita di ogni giorno il Comandamento nuovo che Gesù ha donato nell’Ultima Cena:

AMATEVI L’UN L’ALTRO COME IO HO AMATO VOI. DA QUESTO TUTTI SAPRANNO CHE SIETE MIEI DISCEPOLI, SE AVETE AMORE GLI UNI VERSO GLI ALTRI”.

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Dipinto del pittore Salvatore Tricarico raffigurante la croce e le mani offerenti il pane nel significato eucaristico

 

La Croce e il pane Eucaristico

Il dipinto della Croce con di fronte le mani che offrono pane ha un significato spirituale eucaristico. Il pittore Salvatore Tricarico nato a Calvello nel 1949 e vivente a Milano ha realizzato questo dipinto di cm 20×30 su cartone telato nel marzo 2020 e lo tiene nella sua collezione privata.

La croce ha l’aspetto spettrale tipico dello strumento d’esecuzione della pena di morte in uso dal secolo quinto avanti Cristo soltanto per gli schiavi, ben prima che fosse per i Romani il mezzo più umiliante e doloroso, segno di fallimento totale. Eppure, come testimonia l’evangelista Giovanni la croce è  considerata come segno della vittoria di Gesù Cristo che ha dovuto portare il legno trasversale (Gv 19,17) che fu tirato in alto e fatto poggiare sul legno perpendicolare sul Golgota a Gerusalemme. Il monito cristiano del rinnegamento necessario per seguire Gesù, risponde al suo detto: «Chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me» (Mt 10,38). La sequela cristiana avviene nel cammino terreno che è diretto verso l’eternità. Il pane è il viatico che offre l’energia di sostentamento nel fare il percorso come alimento dell’umana energia (Sal 104,14s; 1Re, 19,6ss). In generale il pane raffigura concretamente la vita umana e la benedizione di Dio (Sal 37,25; Pro 12,11) con la promessa divina: “Sazierò di pane i suoi poveri “ (Sal 132,15). C’è il pane dell’allegrezza: «Mangia con gioia il tuo pane» (Qo 9,7).

Nell’antica alleanza si usavano i pani della presenza (1Re 7,48; 2 Cron 13,11) nel tempio anche nel rituale del sacrificio (Es 23,18; 34,25). Questo culto è ricordo e presenza della Pasqua d’uscita dall’Egitto (Es 12,8.11.39): Dio ha nutrito il suo popolo nel deserto e così manifestava e continua a dare la sua assistenza, come evento presente. I profeti equiparano il pane alla parola di Dio (Am 8,11 poi Mt 4,4) e al banchetto messianico (Is 55,1ss). La sapienza divina chiama: «Venite mangiate il mio pane» (Pro 9,5).

L’evangelista Giovanni indica il Cristo come il pane del cielo e il vero pane (Gv 6,32s.49ss) pane vivo (Gv 6,35.48). Il mangiare questo pane comunica la nuova vita all’uomo (Gv 6,51). I cristiani seguono le parole di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo» (Mt 26,26; Mc 14,22). Realtà di presenza del Cristo immolato e risorto. «Questo è il mio corpo che è dato per voi: fate questo in memoria di me» (Lc 22,19).

 

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Dalla Croce di Gesù l’Eucaristia. Dipinto di Salvatore Tricarico Lucano

Dalla Croce L'Eucaristia

pittore Salvatore Tricarico 2020

In una intervista all’Osservatore Romano del 28 febbraio scorso, il vescovo di Mantova, mons. Gianmarco Busca comunica un messaggio per la Quaresima e affronta il tema di come vivere questa circostanza di emergenza sanitaria del coronavirus, in modo da crescere come cristiani attivi sul piano pastorale per mantenere forte il senso di comunità. «Impariamo l’arte di trarre il bene dal male e di trasformare l’esperienza della nostra vulnerabilità in una più forte coscienza della nostra solidarietà». Secondo queste sue parole di forte impatto, proprio il morbo epidemico può rappresentare un’occasione per crescere come cristiani, rafforzando la fede con comportamenti virtuosi che portino a un cambio di mentalità e quindi a un cambiamento.

Ho letto l’intervista del vescovo mons. Busca, che ha parole molto toccanti. Sono un cristiano con fede, guardando l’immagine pubblicata che raffigura la “Croce come simbolo del sacrificio di Gesù e mani piene di farina per l’Eucarestia”, come pittore di opere Sacre ho riflettuto sulla quaresima e sul periodo che stiamo attraversando per il Coronavirus, mi sono sentito dentro di me di realizzare l’opera. Credo in Dio che ci protegga e ci faccia superare questo brutto periodo. (Salvatore Tricarico 14 Marzo 2020)

DALLA CROCE L’EUCARISTIA

La missione del Figlio di Dio incarnato è la salvezza delle anime e come Messia l’ha realizzata passando attraverso la croce che gli è inflitta e che accetta per il bene dell’umanità: ha voluto scontare e perdonare le colpe umane. La sua morte è vinta con la risurrezione del suo corpo trasformato immortale glorioso. La croce ricorda come Gesù ha portato a compimento il dono totale della sua vita per salvare le persone e continua ancora ogni giorno a donarsi come Eucaristia. Nell’ultima cena Gesù, Amore Misericordioso, “prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me»” (1Cor 11,23-24). Diede solenne celebrazione al nuovo patto tra Dio e tutte le persone umane con un evento che viene rinnovato nella celebrazione eucaristica per la perenne liberazione che proviene da Dio e che crea la comunità fraterna. In Esodo 24, 8 Mosè dichiara: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi …”E Gesù dichiara: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue …” (v.25). La santa Messa celebra il mistero della fede con cui Gesù offre al Padre la crocifissione, la risurrezione e il pane eucaristico, se stesso dandosi anche ai credenti nella santa Comunione. (Carlo Tomassini 14.03.2020)

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Il pittore Salvatore Tricarico dipinge Gesù che porta la Croce segno delle persone martoriate

Gesù porta la Croce

 

GESU’ PORTA LA CROCE dipinto di Salvatore Tricarico 2020

E’ molto significativo il dipinto realizzato quest’anno dal pittore Salvatore Tricarico perché in Gesù che porta la croce sulle sue spalle si intende ogni persona umana che è martoriata. Il Cristo, Messia di Israele, si è voluto mettere e resta insieme con i sofferenti, con i numerosi ultimi della storia umana. Egli non ha esitato ad accettare l’umiliazione con lo scopo di donare misericordia. E’ dipinta l’aureola luminosa attorno al suo capo coronato di spine per la santità della sua vita donata, mentre le mani abbracciano il duro legno della croce e lo sorreggono con il coraggio di chi agisce per redimere i fratelli mal ridotti. La tunica del martire è bianca come segno dell’innocenza di Gesù. Tiene ai fianchi un cordone perché si è votato all’amore misericordioso, mentre con gli occhi socchiusi medita, prega ed offre al divin Padre la sofferenza degli altri e la propria, con la fiducia di creare un futuro migliore. Si è caricato dei nostri dolori per portarci alla risurrezione. Il Papa Giovanni Paolo II si è espresso molto bene nell’enciclica “Il Vangelo della vita” dicendo che il Signore dà la vita per i propri amici (Gv 15,13) e in questo dono generoso di sé stabilisce una nuova alleanza con l’umanità nel segno della sua libertà e del suo regalo di gioia. Dalla sua croce nasce e si diffonde il “popolo della vita”. Scrive questo santo pontefice (n.51):  “La contemplazione della Croce ci porta così alle radici più profonde di quanto è accaduto. Gesù, che entrando nel mondo aveva detto: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà» (cf. Eb 10,9), si rese in tutto obbediente al Padre e, avendo «amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1), donando tutto sé stesso per loro. Lui, che non era «venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45), raggiunge sulla Croce il vertice dell’amore. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Ed egli è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori (cf. Rm 5,8). In tal modo egli proclama che la vita raggiunge il suo centro, il suo senso e la sua pienezza quando viene donata. La meditazione a questo punto si fa lode e ringraziamento e, nello stesso tempo, ci sollecita a imitare Gesù e a seguirne le orme (cf. 1 Pt 2,21). Anche noi siamo chiamati a dare la nostra vita per i fratelli realizzando così in pienezza di verità il senso e il destino della nostra esistenza. Lo potremo fare perché Tu, o Signore, ci hai donato l’esempio e ci hai comunicato la forza del tuo Spirito. Lo potremo fare se ogni giorno, con Te e come Te, saremo obbedienti al Padre e faremo la sua volontà. Concedici, perciò, di ascoltare con cuore docile e generoso ogni parola che esce dalla bocca di Dio: impareremo così non solo a «non uccidere» la vita dell’uomo, ma a venerarla, amarla e promuoverla.

 

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Mario Blasi Parroco evangelizza quinta domenica quaresima anno A

Quaresima anno A domenica quinta Gv  11, 1-45

V DOMENICA DI QUARESIMA (Gv.11,1-45)

“Quando ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava”.

Perché Gesù non va dall’amico Lazzaro appena sa che è malato, ma si trattiene ancora due giorni nel luogo in cui si trova?

“Nella morte di Lazzaro si manifesterà visibilmente quella qualità di vita che, Gesù assicura, HANNO (NON AVRANNO) quanti gli danno adesione”

Quando Gesù va dall’amico, Lazzaro è già da quattro giorni nel sepolcro.

Marta, come seppe che Gesù veniva, gli andò incontro“.

Gesù non mette piede nella casa del lutto. E Marta gli dice: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto“. Gesù le risponde: “Tuo fratello risorgerà”, e Marta: “So che risorgerà nell’ultimo giorno“.

“Nel Vangelo di Giovanni l’ultimo giorno non si associa all’ultimo giorno della fine dei tempi, ma è sempre il giorno della morte di Gesù, giorno in cui si inaugura una umanità nuova. Gesù non pone la risurrezione alla fine dei tempi, ma la mette con la Sua esistenza. “Chi crede in me, anche se muore, vivrà“.

Gesù dice: “Se questa persona che adesso è morta, mi ha dato adesione, continua a vivere”Non è una speranza che Gesù accende, ma una certezza! La vita eterna non è un premio, ma è una condizione che riguarda il presente.

Gesù non risuscita dalla morte, ma dona una vita indistruttibile capace di superare la morte”. “Questa affermazione era talmente ovvia che S.Paolo, nelle sue lettere, quando parla della risurrezione, non la figura mai come una condizione futura, ma una realtà presente. “Con Lui, infatti, siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in Lui siete stati risuscitati. Siete risorti in Cristo“. La risurrezione non viene mai presentata al futuro, ma è una realtà al presente. La comunità dei credenti è una comunità di risorti.

Il dono della vita di Dio diventa operativo ed efficace quando l’uomo lo traduce in gesti concreti che lo manifestano” (da A.Maggi).

“Scioglietelo e lasciatelo andare”.

Lazzaro esce dal sepolcro, tutti lo avevano pianto straziati dal dolore, ora nessuno gli va incontro, nessuno gli fa festa, nessuno si rallegra. Perché? ….

 

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Mario Blasi Parroco evangelizza domenica IV quaresima anno A

Gv 9, 1-41

Parroco Blasi Mario evangelizza quarta domenica quaresima anno A

IV QUARESIMA (Gv.9,1-41)

“Ed egli diceva: Sono io”.

     Gesù, con il segno compiuto sul cieco nato, non toglie il peccato, ma completa la creazione: l’uomo-carne diventa l’Uomo-Spirito.

Gesù passa e vede un cieco fin dalla nascita. Egli vede nella cecità l’occasione per manifestare la gloria di Dio in quest’uomo. Afferma che non si tratta di un castigo di DioDio non è indifferente al male. Gesù vuole che l’uomo esca dalla sua miseria e lo aiuta ad uscirne. Non consulta l’uomo, perché questi, essendo cieco di nascita, non sa che cosa sia la luce e non può nemmeno desiderarla.

Gesù fa del fango con la Sua saliva e lo spalma sugli occhi e lo manda a lavare.

La guarigione non avviene automaticamente; il cieco deve accettare la luce. Il cieco è libero, se accetta l’ordine di Gesù e si lava, troverà la luce.

Il cieco va, si lava, vede e torna. I vicini non lo riconoscono. “Non è cambiato fisicamente. Quando una persona ritrova dignità e libertà dall’incontro con Gesù, è sempre la stessa, ma è una persona nuova; è una persona rinata e la rinascita si vede anche fisicamente”.

“Quando una persona scopre che Dio è Amore, la persona rinasce, la persona risorge; è la stessa di prima, ma è una persona completamente nuova”. Il cieco ha collaborato con Gesù ed è diventato una nuova persona.

Gesù, anche oggi, ha bisogno di collaboratori che si mettano come Lui al servizio degli uomini per comunicare quella vita che fa riscoprire alle persone la loro dignità. “Dignità che è la condizione divina”.

Il cieco guarito, che non è riconosciuto dalla gente, dice:

“Io sono”.

 Il cieco mendicante, ricreato da Dio, può affermare: “io sono”, “in me c’è la pienezza della condizione divina”. Ad un simile evento la gente dovrebbe esultare, ma non si rallegra. Eppure il fatto è evidente!

Viene condotto dai capi del popolo e neppure essi si rallegrano della guarigione, si preoccupano solo sulle modalità di questo recupero della vista. Che un uomo sia passato da una condizione di sofferenza ad una felicità, non interessa ai capi.

I capi del popolo non si preoccupano del bene dell’uomo, ma solo del proprio prestigio e interesse.

Chi non cerca il bene dell’uomo non comprenderà mai la Parola di Dio. Dio è Amore di Padre che trasmette la vita.

Anche il cristiano trasmette la vita con il servire l’uomo con amore!

Seguire Gesù sulla via della croce

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MARIO BLASI PARROCO EVANGELIZZA LA TERZA DOMENICA QUARESIMA ANNO A

QUARESIMA DOMENICA TERZA ANNO PARROCO MARIO BLASI anno A

III DOMENICA DI QUARESIMA (Gv 4,5-41)

“Doveva passare per la Samaria. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna Samaritana ad attingere acqua”.

Quel verbo “doveva” indica la volontà di Dio. Gesù deve passare per la Samaria per recuperare la sposa infedele (la comunità dei samaritani).

Gesù rivela la fedeltà di Dio per il Suo popolo. Dio è talmente fedele con il Suo popolo che, quando questo lo tradisce e lo abbandona, Egli non lo dimentica, ma lo ricerca con immenso Amore.

Dio prende sempre l’iniziativa per riconquistare l’uomo che ha sbagliato. L’idea che Dio, offeso dai peccati degli uomini, aspetta che gli vadano a chiedere perdono, è un’idea pagana. Dio non fa l’offeso, non aspetta che gli uomini gli vadano incontro a chiedere perdono, ma Egli stesso va incontro alle Sue creature per offrire loro un Amore più grande di quello di prima. Dio, per mezzo di Gesù, va a recuperare la sposa infedele: la Samaritanasegno della comunità infedele che ha abbandonato il Vero Sposo (Dio).

“Se conoscessi il dono di Dio”.

Dio non chiede nulla per Sé, chiede una sola cosa: accogliere il dono del Suo AmoreDio Padre non è un Dio che chiede, ma un Dio che dà.

Con l’amore accolto nel cuore, il credente va verso i fratelli e, insieme con Dio e come Lui, dona questo amore a tutti.

“Quelli che adorano il Padre

lo devono adorare in Spirito e verità”.

Lo Spirito è la realtà di Dio: Amore. Dio è Amore: Amore fedele. Lamore è vero, quando è fedele.

Il cristiano, quando rende culto a Dio, deve accogliere questo amore fedele e lo deve dirigere verso tutti. L’unico culto che il Padre cerca e accetta è il prolungamento del Suo Amore fedele verso le Sue creature.

“Misericordia voglio e non sacrifici”.

I sacrifici degli animali erano rivolti a Dio nell’Antico Testamento. Dio non vuole i sacrifici. La misericordia non è rivolta a Dio, ma agli uomini. Il cristiano deve accogliere nella vita l’amore fedele del Padre per ridonarlo con lo stesso amore di Cristo.

“SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO E CHI E’ COLUI CHE TI DICE: DAMMI DA BERE, TU STESSA GLIENE AVRESTI CHIESTO”.

La Liturgia presenta la donna samaritana. E’ una figura di donna che fa un cammino di fede straordinario. Accoglie Gesù nella sua vita e conduce molti samaritani alla fede. “Lasciò la sua anfora, andò in paese e disse alla gente: venite a vedere…” (Gv. 4,28).

Riconosce Gesù “più grande del padre Giacobbe“, lo riconosce “profeta“, “Messia” e alla fine “Salvatore del mondo“.

Chi accoglie Gesù è avvinto dal Suo amore.

Era circa l’ora sesta“. Gesù, stanco per il viaggio, siede sulla fonte di Giacobbe. Arriva una donna samaritana e Gesù le chiede dell’acqua, segno di solidarietà umana.

Donare acqua è segno di accoglienza e di ospitalità.

Gesù, un giorno, chiederà dell’acqua: “Ho sete!“. “Era l’ora sesta“.

L’acqua gli sarà negata. Chiede amore, ma riceve odio.

Gesù, chiedendo dell’acqua alla samaritana, si presenta come un uomo bisognoso. La donna si stupisce che un giudeo chieda da bere ad una donna samaritana. “Gesù le risponde: se tu conoscessi il dono di Dio…“.

Gesù che parla è il dono di Dio che deve essere accolto. Egli è Amore, sorgente di vita. Solo Gesù è acqua perenne, sempre disponibile. Egli solo realizza l’uomo con il Suo Spirito di amore. Il Suo Spirito fa nascere nell’uomo una creatura nuova, una vita nuova che mette l’uomo in comunione con Dio Padre. Questo piccolo uomo, creato a immagine e somiglianza divina, viene trasformato ad immagine di Cristo; acquista saggezza, arte del viver bene e porta l’amore di Gesù agli altri.

“Il Padre cerca quelli che lo adorano in spirito e verità”.

Lo Spirito è la realtà divina che ama. Lo Spirito è la potenza del Suo amore. Chi vuole amare Dio e rendergli culto lo deve adorare in amore e verità.

Dio è Amore vero perché è Amore fedele.

Chi gli vuole rendere culto deve accogliere questo amore fedele e dirigerlo verso gli altri. L’omaggio che il Padre chiede è quello di accogliere il Suo amore nella vita e con Lui e come Lui portare questa forza di amore nel cuore di altre persone.

 

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