Candelabro ebraico a sette luci e l’ottava luce nelle sinagoghe e nel Cenacolo

IL CANDELABRO A SETTE LUCI E L’OTTAVA LUCE

Nel libro di Maria Valtorta “L’Evangelo come mi è stato rivelato” (edit. Pisani) vol. 2.106.1 il candelabro di sette luci (menorah) era acceso nella sinagoga di Nazaret frequentata da Gesù per il culto del Dio dell’Alleanza. Nel vol. 9.600.1 la Valtorta parla del Cenacolo a Gerusalemme dove Gesù proclamò la nuova eterna Alleanza e le luci d’illuminazione erano otto. Questo riferimento alle luci (sette e otto) del candelabro ha un qualche riscontro perché il candelabro con sette lampade è raffigurato nello stemma ufficiale dello Stato di Israel e lo si trova spesso nelle sinagoghe perché considerato simbolo della religione del popolo d’Israele; ma non è un candelabro liturgico, piuttosto una semplice illuminazione a sette luci come si vede, tra l’altro, raffigurato nella pietra a Peki’in in Israele (Wikipedia). L’ottava luce nelle sinagoghe è la lampada di fronte all’ARON ed è chiamata Luce Eterna (Ner Tamid) e per la Diaspora ha un profondo significato di eternità. A Gerusalemme nel Cenacolo, Gesù Cristo ha chiamato la sua Alleanza “eterna” di fronte a un candelabro di otto luci.

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Battesimo del Signore Blasi Mario evangelizza T. O. anno B Marco 1,7ss

BATTESIMO DEL SIGNORE

(Mc.1,7-11)

“Io vi battezzo con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo “.

Il Battesimo di Giovanni Battista è un Battesimo di penitenza. Egli immerge l’uomo nelle acque e il passato peccaminoso viene distrutto. L’uomo purificato si prepara così a ricevere il Messia.

“Giovanni dispone solo di acqua, mentre Colui che viene dispone dello Spirito di Dio, che è la forza divina” (J.Mateos/ F.Camacho).

Il futuro Messia immerge l’uomo in Dio con la forza dello Spirito e gli comunica vita e amore. La forza dello Spirito crea l’uomo nuovo, diventa figlio di Dio e porta frutto.

Giovanni Battista prepara il popolo ad accogliere Colui che cambierà il corso della storia.

“L’avvenimento che segna la nuova epoca è: la presenza di Gesù, la Sua attività, la Sua morte e la Sua Risurrezione.

Da Nazareth e dalla Galilea Gesù va al Battesimo di Giovanni. “La Galilea era la provincia religiosamente meno osservante, socialmente più oppressa, politicamente più inquieta. Era la culla e il rifugio del movimento zelota, fortemente nazionalista e antiromana. I suoi abitanti godevano la fama di uomini vigorosi, fieri e amanti della libertà”. Gesù “arriva al Giodano, Egli è solidale con quelli che rompono la vita peccaminosa, ma il Suo Battesimo acquista un valore diverso. Egli non confessa i peccati, non ha bisogno di rompere con il passato, non ha bisogno di cambiare vita, non deve morire al peccato. Il Suo Battesimo è un simbolo di morte, non per il passato, ma per il futuro. Esprime la Sua disposizione all’offerta totale di Sé. Gesù si impegna a compiere la Sua missione a favore degli uomini e per realizzare questa impresa è disposto a non risparmiare la Sua vita”. L’impegno di Gesù è gradito a Dio:

“In te mi sono compiaciuto”.

L’impegno di Gesù squarcia il cielo, rompe la frontiera tra Dio e l’uomo”. Su Gesù scende lo Spirito che porta l’uomo alla pienezza della vita. Gesù è “il Figlio unico ed amato, la cui morte per il bene degli uomini esprime l’amore di Dio per l’umanità”. Tutti i cristiani devono dare l’adesione a Gesù con l’offerta di se stessi per una missione come la Sua, collaborando con Lui per la salvezza dell’umanità.

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Pasqua evangelizzazione del parroco don Mario Blasi

PASQUA DI RESURREZIONE(Gv 20,1-9)

“Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”.

“Maria va al sepolcro quando era ancora buio e vede la pietra rimossa e, senza entrare nel seplocro, torna ad avvertire i discepoli.

Nessuna precisazione viene data sul motivo della visita ad un’ora così mattutina.

Per dire che la pietra è stata rimossa, l’Evangelista Giovanni adopera lo stesso verbo utilizzato per l’apertura della tomba di Lazzaro. Là sono stati gli uomini a rimuovere la pietra, qui è Dio.

Ma questo Maria non lo sa. E’ del tutto prigioniera di una logica umana: se la tomba è aperta, qualcuno ha portato via il cadavere. E tuttavia, anche se l’animo di Maria è ancora completamente al buio, nelle sue parole, però, si apre uno spiraio. Non dice, infatti: hanno portato via il corpo di Gesù, ma hanno portato via il Signore.

Senza volerlo Maria parla del Signore come di un vivente. Questo spiraglio è destinato a spalancarsi. Per ora, però, Maria resta nel buio.

Il discepolo che Gesù amava:

“Vide e credette “.

“Maria pensa che il corpo di Gesù sia stato trafugato.

Pietro entra per primo nel sepolcro e con uno sguardo attento vede le bende e il sudario ben piegato ed esclude il trafugamento, ma non crede. Solo il discepolo amato da Gesù non vede il Risorto, ma la Sua traccia e crede senza vedere.

Il discepolo che Gesù amava rappresenta ogni credente in Cristo.

Per credere senza vedere è necessario essere amati da Lui e accogliere il Suo Amore. E’ l’Amore di Gesù che rende chiaroveggenti.

Gesù si rende presente nel cuore che accoglie il Suo amore e lo ridona.

E’ nell’amore fraterno che si realizza il: “Rimanete in me ed io in voi” (B. Maggioni).

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Domenica delle Palme anno B Marco 14,1 parroco don Mario Blasi

DOMENICA DELLE PALME (Mc 14,1 – 15,47)
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? “

Le tenebre hanno ricoperto la terra; non c’è nulla che mostri un agire di Dio al fianco di Gesù.

Quanto è giusto che Gesù si senta abbandonato!

Il Suo “perché?” è quello di qualcuno che si sente avvolto dal potere delle tenebre. Gesù non sta dubitando del potere di Dio di fare qualche cosa in ciò che sta accadendo; Egli si sta interrogando circa il silenzio di Colui che Egli chiama “mio Dio“.

“E’ sulla croce che Gesù ha imparato l’obbedienza delle cose che patì. E’ qui che Egli ha lanciato forti grida, ed è qui che Egli verrà esaudito per la Sua pietà e reso perfetto”.

“Il grido di Gesù sulla croce non è un rimprovero contro Dio, ma l’esplosione della sofferenza nell’amore. Il chiamare Dio mio Dio implica fiducia. Gesù grida, sperando che Dio porrà fine all’alienazione che ha provato” (Rajmond e B. “La morte del Messia”).

“Gesù sulla croce è nella solitudine totale”. I passanti rilanciano le accuse del processo; gli scribi e i farisei lo dileggiano: “Ha salvato gli altri, non può salvar se stesso?“.

Nessun discepolo è sotto la croce; anche i due crocifissi lo deridono.

La solitudine di Gesù si trasforma in preghiera. Gesù, abbandonato dagli uomini, si chiede se anche il Padre lo abbia abbandonato. La croce è il momento in cui sembra aver ragione i dileggiatori. Gesù grida una domanda al Suo Dio, ma non risponde a chi lo insulta.

Nessuno comprende che stare in croce è un amore divino senza misura” (B.Maggioni).

Un pagano, avendolo visto morire in quel modo, dice:

“Veramente quest’uomo era Figlio di Dio “.

“La croce è il momento più alto della Rivelazione. Ai piedi della croce qualcuno ha compreso.

La chiamata alla fede segue vie sue proprie, impensate”.

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Quaresima quinta domenica anno B Giovanni 12,20 Blasi Mario parroco evangelizza

V DOMENICA DI QUARESIMA

(Gv 12,20-33)
“Alcuni greci si avvicinarono a Filippo e gli chiesero: Signore, vogliamo vedere Gesù “.

Il popolo ebreo, da secoli, aspetta il Messia: un re potente che deve dare ad Israele lo splendore di una nazione forte.

Il giovane profeta di Nazaret, che molti considerano Messia, si presenta umile e mite: Messia che dona la vita per tutti. Per mezzo di Gesù, Dio vuole donare ad ogni uomo pienezza di vita.

Gesù si trova a Gerusalemme ed è seguito da ebrei e pagani. “Si verifica la frase dei farisei: il mondo intero è andato dietro di Lui”.

Alcuni pagani, i greci, vogliono vedere Gesù e interpellano Filippo. Filippo cerca Andrea e insieme vanno da Gesù a proporgli la questione. I greci “mostrano il desiderio di avvicinarsi a Gesù. Cercano di conoscerlo, di avere un’esperienza personale di Lui, un rapporto con la luce, che è Gesù, e con la gloria che è il Suo Amore”. “Gesù non parla direttamente con i greci, si rivolge ai Suoi discepoli, la Sua comunità. Spetterà a lei la missione verso i pagani”.

“Questo episodio riflette la difficoltà con cui le comunità si decisero per evangelizzare i pagani. L’Evangelista Giovanni vuole mostrare che questa decisione non dipese dall’iniziativa individuale e nemmeno dalla comunità, ma fu presa dopo aver consultato il Signore.

“Chi ama la sua vita la perde “.

Non si può produrre vita senza dare la propria. La vita è frutto dell’amore e non sgorga se l’amore non è pieno, se non giunge al dono totale. Amare è donarsi senza lesinareDare la propria vita è la misura suprema dell’amore.

Gesù sta per donarsi, ha accettato la morte e ne prevede già il frutto. La morte è la condizione perché si liberi tutta l’energia vitale che contiene; la vita che vi è racchiusa si manifesti in una forma nuova” (J. Mateos / J.Barreto).

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Quarta domenica di Quaresima don Mario Blasi parroco evangelizza Giovanni 3,14ss

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Gv 3,14-21)
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito “.

Solo Gesù Messia, dono di Dio, è capace di amare fino al dono totale di Sé. Egli solo rivela la grandezza dell’Amore divino. Egli solo realizza il progetto di Dio della salvezza dell’uomo. Egli solo dona pienezza di vita a chi gli dà adesione sincera.

Gesù rivela che “il disegno di Dio offre la vita a tutti senza eccezione. Se qualcuno non la ottiene è perché respinge la Sua offerta negando l’adesione a Gesù“.

“L’amore di Dio fu il movente dell’invio del Figlio e la Sua finalità era salvare ogni uomo”. “Il Messia non ha un compito giudiziario e non esclude nessuno dalla salvezza: nel Figlio, dono e prova dell’amore di Dio, splende unicamente il Suo amore verso l’uomo. La salvezza è destinata all’umanità intera.

Salvarsi è passare dalla morte alla vita definitiva e questo è possibile attraverso Gesù, il datore dello Spirito”. “Dinanzi all’offerta dell’amore di Dio non si può che dire sì o rifiutarlo di accettarlo”. L’uomo è libero di scegliere.

“Se di fatto vi sono degli esclusi dalla salvezza, lo si deve al rifiuto dell’offerta che Dio compie in Gesù. Chi dà la sua adesione a Gesù non è sottoposto a Giudizio perché Dio non agisce come un giudice, ma come datore di vita”.

“Chi non crede è già stato condannato “.

O si è a favore di Gesù o si è contro di Lui“.

Chi si rifiuta si condanna da sé. Al rifiuto radicale di dare adesione a Gesù corrisponde la definitiva esclusione. “Bisogna essere fedeli all’amore di Dio incarnato nel Figlio unico. Dio offre all’umanità la pienezza della vita che è in Lui: così attraverso il Figlio unico Egli avrà altri figli. Il Figlio li fa nascere mediante lo Spirito, dando loro la capacità di diventare figli tramite una pratica di amore simile alla Sua” (J.Mateos/F.Camacho).

L’uomo che accoglie l’amore di Cristo nel cuore e insieme con Lui e come Lui lo ridona ai fratelli, è l’uomo nuovo che trasforma la società.

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Quaresima seconda domenica anno B Blasi Mario Parroco

II DOMENICA DI QUARESIMA
“SI TRASFIGURO’ DAVANTI A LORO”.

Pietro riconosce Gesù Messia: “Tu sei il Cristo”.

Dopo questa dichiarazione Gesù afferma che il Figlio dell’Uomo dovrà patire, essere ripudiato dagli anziani, dai sommi sacerdoti, dagli scribi e poi sarà ucciso, ma dopo tre giorni risorgerà. Pietro non accetta una simile predizione e si oppone in maniera violenta. Gesù non deve morire ma deve trionfare: è il Messia, il dominatore.

La missione di Gesù non è quella di dominare come dominano i re di questo mondo, ma è quella di servire l’uomo per portarlo alla pienezza della vita.

Gesù porta sul monte (il monte è simbolo della sfera divina a contatto con la storia umana) tre dei Suoi discepoli “per convincerli mediante un’esperienza straordinaria, che patire la morte per procurare agli uomini la vita e la pienezza, non significa fallimento dell’essere umano e del suo progetto di vita, bensì, al contrario, assicura il successo definitivo dell’esistenza” (J.MateosF.Camacho).

“Per i discepoli la morte è la fine della persona, per Gesù la morte non diminuisce la persona, ma la trasforma, consentendo di manifestare uno splendore che è impossibile raggiungere in questa vita” (A.Maggi).

I credenti in Cristo che danno adesione gioiosa a Lui e al Suo messaggio e lo vivono con amore, risplenderanno come il sole nel Regno del Padre, avranno cioè la pienezza della condizione divina. Con la Trasfigurazione Gesù indica quale sarà la morte secondo il disegno di Dio.

“Questi è il mio figlio amato: ascoltatelo”.

Gesù è l’unico Maestro che propone la Parola di Dio. “I discepoli, ormai, non devono ascoltare Mosè ed Elia, bensì Gesù, che illumina il disegno divino nella storia”.

Dio vuole che sia ascoltato Gesù. Egli è l’unico che riflette pienamente la Sua volontà. Gesù diventa la norma e la regola del vivere cristiano. Egli è il vero Salvatore. A Lui solo bisogna dare adesione sincera per avere la vita che non viene mai meno.

Egli è gloria e splendore dell’uomo

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Quaresima terza domenica Blasi Mario parroco evangelizza Giovanni 2,13ss

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Gv 2,13-25)
“Trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e cambiavalute seduti al banco”.

Il tempio è il luogo della presenza di Dio, in esso si celebrano il culto e le feste.

E’ anche la sede del potere religioso e politico dove si riunisce il Gran Consiglio: il Sinedrio, potere supremo della società giudaica. “La semplice presenza di Gesù, nuovo Tempio, in quello antico, produce sempre una tensione”.

Gesù va al tempio e vi trova venditori e cambiavalute. “Non incontra gente che cerca Dio, ma commercio: la festa era un mezzo di lucro per i dirigenti”. Gesù occupa il centro della scena, sta per iniziare la vita pubblica. Egli espelle dal tempio tutti i venditori di animali e i cambiavalute. “Il tempio è diventato un mercato; il dio principale del tempio è il denaro. Il luogo in cui Dio avrebbe dovuto manifestare la Sua gloria e il Suo amore fedele per l’uomo, è un luogo di inganno e di abuso”.

Nella Casa di Dio non ci può essere il commercio, non si può stabilire una relazione con Dio mediante il denaro. Nella Casa di Dio ci deve essere familiarità, amore, intimità e confidenza con il Signore.

“Nel tempio l’uomo deve salire fino a Dio”. “D’ora innanzi la manifestazione della gloria di Dio si compirà in Gesù, la Parola divenuta Uomo, che ha piantato la sua tenda fra noi”. “I capi degli ebrei, trasformando la casa di Dio in un mercato, hanno annullato la funzione del tempio”. Non c’è più la presenza del Dio vivente. I capi religiosi esigono un segno per il modo di agire di Gesù. Egli dice loro:

“Sopprimete questo santuario

e in tre giorni lo eleverò”.

“Gesù è il santuario; come figlio assicura la presenza di Dio nel mondo. Gesù li sfida a sopprimere quel tempio che è Lui stesso; essi lo uccideranno, ma non riusciranno a distruggerlo; lo ricostruirà in tre giorni”.

“La morte di Gesù includerà la continuità della vita”. “Il corpo, l’umanità di Gesù, è santuario perché contiene la pienezza dello Spirito di Dio” (J.Mateos / J.Barreto).

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Quaresima prima domenica anno B. Blasi Mario evangelizza Mc 1,12ss

I DOMENICA DI QUARESIMA (Mc.1,12-15)
“LO SPIRITO SOSPINSE GESU’ NEL DESERTO”.

Con il Battesimo nel Giordano Gesù riceve la pienezza della vita e la forza per adempiere la Sua missione. Lo Spirito scende su Gesù, lo consacra e lo costituisce Re-Messia. Dio si compiace di Lui, lo sostiene in tutte le avversità e cattiverie degli uomini. Gesù deve adempiere la missione ricevuta dal Padre: manifestare l’amore di Dio per tutti gli uomini (“Ha tanto amato gli uomini da dare il Suo Figlio unigenito“).

Dopo il Battesimo lo Spirito Santo spinge immediatamente Gesù nel deserto. “Nel deserto Gesù manifesterà la grandezza del Suo amore verso il Padre e verso gli uomini”. “Il deserto rappresenta la società giudaica nella quale Gesù vivrà e opererà fino a quando arriverà il Suo momento”.

“Nella Sua attività Gesù opererà mosso dallo Spirito che è in Lui”. “Il deserto rappresenta il luogo dove Gesù deve percorrere il Suo cammino verso la terra promessa”. “Il deserto nel quale Gesù entra non ha una localizzazione precisa, non è disabitato. Gesù vi entra portato dalla forza dello Spirito, vi rimane per un periodo lungo, è tentato, si trova circondato da fiere e gli viene reso un servizio” (J.Mateos /F.Camacho).

“Vi rimase quaranta giorni”.

“Il numero quaranta è frequente nell’Antico Testamento per indicare un periodo di tempo nel quale permane una situazione omogenea (pace e regno) e (in anni) viene calcolato come la durata di una generazione”. “I quaranta giorni diventano una figura della durata della vita e dell’attività di Gesù fino alla Sua morte e Risurrezione”.

“Tentato da Satana”

“Nel corso di tutta la Sua vita pubblica, Gesù sarà tentato, cioè stimolato a deviare dalla Sua linea messianica, cioè dall’impegno preso nel Suo Battesimo”. “Dio vuole che Gesù conquisti il cuore dell’uomo con l’amore e il dono di Sé” (J.Mateos /F.Camacho).

“Stava con le fiere”

“Le fiere sono figure dei poteri oppressori, esercitano la violenza fisica e metteranno a morte Gesù”.

“Gli Angeli lo servivano”

Gli Angeli rappresentano coloro che danno adesione a Gesù, lo aiutano nel Suo compito e collaborano alla Sua missione (J.Mateos /F.Camacho).

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BLASI MARIO EVANGELIZZA DOMENICA SESTA T. O. B Marco 1,40

VI DOMENICA ORDINARIA(Mc.1,40-45)

“Venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: se vuoi, puoi guarirmi “.

Gesù si trova in Galilea e la Sua predicazione suscita un fatto straordinario in quel tempo.

Un lebbroso, di sua iniziativa, si avvicina a Gesù. I lebbrosi erano considerati impuri dagli ebrei. Non potevano andare al tempio, né potevano avere un contatto con il popolo. Erano persone che trasmettevano impurità agli oggetti e alle persone che toccavano.

“La lebbra era considerata come figlia primogenita della morte (Gb. 18,13), il lebbroso rimaneva fuori della società timorosa di vedersi fisicamente contagiata e religiosamente contaminata. Era obbligato ad avvicinarsi gridando il suo stato di impurità perché nessuno gli si avvicinasse e doveva vivere in luoghi appartati (Lv.13,45). In un certo senso era considerato un maledetto, un castigato da Dio.

Per il lebbroso non c’era possibilità di accesso a Dio né al Suo Regno, ma la proclamazione di Gesù in tutta la Galilea gli apre un orizzonte di speranza. Il desiderio di uscire dalla sua miseria e marginalizzazione vince il timore di infrangere la legge e si avvicina a Gesù senza rispettare le distanze. La sua posizione (in ginocchio) esprime la sua angustia. Non chiede che Gesù lo tocchi, né direttamente che lo purifichi. Il suo atteggiamento è umile e insistente (lo supplicò). Manifesta unicamente la sua assoluta fiducia nel potere di Gesù (“se vuoi, puoi“). Non dubita che Gesù possa purificarlo”.

“Commosso, stese la mano e lo toccò dicendo:

lo voglio, sii purificato”.

“Un giudeo qualsiasi si sarebbe tirato indietro con orrore all’avvicinarsi del lebbroso; Gesù, invece, si commuove di fronte alla miseria dell’uomo. Gesù completa l’avvicinamento che quello aveva iniziato: stende la mano e lo tocca. La legge del levitico non ha pietà della miseria umana e lo marginalizza; Gesù si commuove di fronte ad essa e lo accoglie mettendo il suo potere al di sopra della legge. Il lebbroso viene purificato per il contatto e le parole di Gesù” (J.Mateos/F.Camacho).

Il cristiano è una creatura nuova che deve accogliere la bontà di Gesù e diffonderla.

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